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Fu ucciso durante i tafferugli
verificatisi il 24 maggio a Palermo, fra operai e studenti. In occasione del
24 maggio gli studenti del fascio nazionalista avevano improvvisato una
dimostrazione patriottica e, poiché alcuni studenti socialisti avevano
cercato di ostacolarla, si erano verificati alcuni disordini. In seguito a
ciò gli studenti socialisti, riunitisi, avevano deliberato d'organizzare,
per il giorno seguente, una manifestazione di protesta, invitando tutti gli
operai a parteciparvi.
Gli operai, indotti da voci
esagerate sugli incidenti del giorno prima, si erano adunati, in notevole
numero, in Piazza Politeama, cantando inni, armati di randelli. Alcuni
operai del cantiere navale si erano recati all'Istituto Nautico, chiedendo
la sospensione delle lezioni per consentire agli alunni di partecipare alla
manifestazione. Gli studenti, benché il preside avesse concesso di mettere
in libertà le classi, non vollero uscire. Ciò irritò i dimostranti, che
irruppero nell’istituto. Gli studenti, dopo una breve lotta, li respinsero
fuori e barricarono il portone. Gli operai lanciarono allora dei sassi
contro le finestre mentre, da parte loro, gli studenti risposero lanciando
tegole dalle terrazze.
Il capitano marittimo Barbaro,
che si trovava nell'Istituto, per intimorire gli operai esplose un colpo di
rivoltella in aria, richiamando l'attenzione della forza pubblica, che
disperse i dimostranti.
Intanto gli operai rimasti in
piazza vennero istigati da uno studente socialista a formare un corteo in
direzione della Camera del Lavoro, al che i carabinieri, fronteggiando la
colonna e per impedire infiltrazioni, cercarono di arrestarla. Ne seguì una
sassaiola che costrinse i carabinieri a sparare numerosi colpi in aria,
riuscendo a far retrocedere i dimostranti, che si diressero alla
spicciolata verso la destinazione stabilita. Nel tafferuglio vi furono
feriti d'ambo le parti, da sassi e da armi da fuoco. Nei pressi della
Camera del lavoro l’agente investigativo Matteo Bicchieri si stava recando
assieme al suo collega Cappello alle carceri per rilevare un detenuto.
Mentre i due poliziotti passavano per Corso Scinà, alcuni scioperanti
riconobbero l’Agente Bicchieri, lo accerchiarono e l’assalirono. Uno di
essi, per cominciare, gli assestò un terribile colpo alla testa, facendolo
cadere privo di sensi. Un altro, tale Giuseppe Gelardi, macchinista, lo
afferrò per i capelli, trascinandolo per un tratto di via, mentre
l’infelice, riavutosi, cercava inutilmente di svincolarsi, mentre il suo
compagno riusciva a fuggire.
A questo punto il Bicchieri fu
colpito da grosse pietre alla testa. Uno della combriccola, toltagli la
rivoltella ed aizzato dai compagni, gli esplose un colpo a bruciapelo,
uccidendolo e lasciandolo esanime sul selciato, mentre la folla si
disperdeva precipitosamente.
Severissimi provvedimenti furono
presi dall’autorità: lo studente Besti e il rag. Raimondi, che avevano
istigato la folla nell’improvvisato comizio, vennero arrestati, mentre le
leghe operaie proclamarono lo sciopero generale.
In seguito alle attivissime
indagini della Questura, l’indomani venne tratto in arresto il responsabile
del feroce assassinio, tal Lorenzo Mendola, operaio del cantiere navale,
unitamente ai suoi complici.
Al povero Bicchieri furono rese
solenni onoranze funebri.
Fonte: Corriere della Sera
del 26 e 30 Maggio 1920 |




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