Benvenuto su Cadutipolizia.it
il Sito NON Istituzionale dedicato ai Caduti della Polizia di Stato Italiana

Tutti i dati contenuti all'interno di questo sito sono di libera consultazione e citazione è comunque Obbligatoria la menzione della fonte in caso di utilizzo
I contravventori saranno perseguiti a norma della legge sul diritto d'autore


“Se ne siete capaci conservate un posto per loro  nel vostro cuore mentre andate in luoghi dove loro non possono più andare/ non abbiate paura di dire che li avete amati anche se non è sempre stato del tutto vero/prendete ciò che vi hanno insegnato con la loro morte e conservatelo dentro di voi…”(Continua)-F.Gregorutti - F.Scinia)

                  

Bruno Lucchesi      Giovanni Ripani      Luigi D'Andrea     Renato Barborini

NESSUNO DIMENTICHI!

Dalmine 2 Febbraio 1977 i Corpi di Luigi D'Andrea e Renato Barborini trucidati dal bandito Vallanzasca
così come pubblicati sulla copertina del settimanale "OGGI"  il 19 Febbraio 1977

IL ROSSO DEL MIO SANGUE!

Volevo fare una approfondita ricerca, sulle imprese sciagurate e assassine di quello che lo sfavillante universo cinematografico sta per incoronare come il nuovo Robin Hood, il bandito galantuomo, il rapinatore affascinante e ammaliante, insomma il pluriomicida e pluriergastolano pluricondannato renato vallanzasca. 
Dicevo, volevo fare una approfondita ricerca per elencare la lunghissima serie, quasi infinta, di reati compiuti da questo essere, che faticosamente si può definire umano, ma poi c’è stato qualcosa che mi ha fatto cambiare improvvisamente idea. 
Basta parole, siamo o non siamo nell’epoca delle immagini ? 
Le immagini del telefonino delle videocamere amatoriali, insomma tutti sempre pronti ad inchiodare lo “sbirro violento” ( e invece frettolosamente a dileguarsi quando a menar le mani è il “bullo” di turno, non si sa mai ci venisse a cercare a casa ! ) e allora perché non adeguarmi ? 
Approfitto della foto in cui mi sono imbattuto, una foto di una giornale di più di 30 anni fa. 
Nella mia carriera ho purtroppo visto immagini ben peggiori e molto più raccapriccianti, ma faccio una grande fatica a guardare questa foto, lo faccio con il rispetto, il timore e l’amore quasi che fosse una immagine sacra. 
Non può non farci rabbrividire, chiedo scusa se ho urtato la sensibilità di qualcuno, ma non è colpa mia se un pazzo scatenato e assassino nel percorrere la strada della propria sciagurata vita non ha fatto altro che seminare morte e dolore, lo stesso pazzo scatenato e assassino che bellamente ha chiesto al Giudice di Sorveglianza di andare alla “prima del suo film” …..del suo film, mi si rivolta lo stomaco e tutte le interiora solo a scriverlo. 
Ma si ho ascoltato tutte le voci possibili, “…ha fatto trent’anni di galera oramai ha pagato il suo debito!!”…”..altri come lui sono già fuori…!!”
Ho riflettuto molto su quanto ho letto di lui, anzi su quanto con molto sacrificio e sforzo sono riuscito a leggere di lui. 
Molti non sanno che il pluriergastolano non ha fatto trent’anni di galera perché più volte è evaso, più volte non è tornato dai permessi premio, che non ha esitato a fare le cose più terribili per riuscire a scappare per tornare a quella vita sciagurata e piena di morte che non ha mai rinnegato e di cui non si è mai pentito, nemmeno dopo trent’anni. 
Altri come lui sono già fuori, può darsi, perlomeno non fanno film sulla pelle della gente che hanno ammazzato, forse hanno quel rimasuglio di amor proprio che li ha spinti all’oblio e al silenzio, lontano da ciak cinematografici e interviste voltastomaco. 
Comprendo benissimo cosa sia il perdono ma non esiste perdono senza pentimento e senza oblio, lo stesso oblio che il nostro ineffabile pluriergastolano assassino ha regalato a molte persone a suon di colpi di pistola, un oblio indesiderato e senza fine. 
Nella foto che vedete, ci sono i corpi di due valorosi Uomini della Polizia di Stato, non avranno interviste a Venezia per il prossimo festival del Cinema, così come non avranno il permesso di recarvisi per assistere alla prima proiezione del film scritto e girato in collaborazione con il loro assassino. 
Non saranno loro gli attori principali ma dovranno lasciare spazio a colui che senza esitare, li ha privati della vita. 
A colui che mai si è pentito e mai ha rinnegato la sua malaugurata e maledetta esistenza. 
Non lo ha mai fatto perché non è mai cambiato, niente era prima e niente è adesso, la differenza sta solo che adesso non ha una pistola in mano. 
Ecco, a questo mi oppongo con tutte le mie forze, per questo sto qui a scrivere e pensare e soffrire , l’assassino tornerà libero di sparare, non avrà la pistola ma avrà l’ottusità di un mondo in cerca solo di falsi e facili eroi, svogliato e incapace di vedere i tanti Uomini e Donne capaci di sacrificare se stessi in nome di valori assoluti e imprescindibili . Dimenticando la Storia e gli Uomini e Donne che hanno concorso ad essa, con il proprio sacrificio. 
Alla prima del film non ci saranno i nostri morti, non ci saranno tutti i morti che il nostro “ladro gentiluomo…” (e poi perchè ladro se è un assassino ?) ci ha regalato nella sua inutile e deleteria esistenza. Non ci saranno non perché un Giudice di Sorveglianza non li autorizzerà ma perché una specie di uomo ha negato loro l’abbraccio di un figlio, il bacio di una moglie la carezza di una madre, aprendo voragini infinite di dolore e disperazione che come nella foto, trent’anni non hanno scalfito.

Paolo Grassi - Poliziotto 01/09/2010 (tratto da www.poliziotti.it)


I Caduti dei Corpi della Polizia Italiana nella Storia d'Italia dal 1852 a Oggi


Corpo
delle Guardie di Pubblica Sicurezza
(1852-1890)

 


Corpo
delle Guardie di Città
(1890-1919)

 


Corpo
degli Agenti Investigativi, Guardie Regie
e Ruolo Specializzato dell'Arma dei Carabinieri
(1919 - 1925)


Corpo
degli Agenti di Pubblica Sicurezza
(1925 - 1944)

 


Corpo
delle Guardie di Pubblica Sicurezza 
(1944 - 1981)

 


Polizia di Stato
( dal 1981 a Oggi)

 

Redazione

Chi Siamo

Collabora

Contatti

Articoli

Rubriche

Links

Guestbook

Forum

Cerca


  Memorial Eventi

Memorial Eventi


Abbiamo Censito 2174
Caduti della Polizia Italiana
su oltre 2500
Vittime dal 1852


Sempre con Noi...



Guardia
Carpineta
Sebastiano
Caduto il
27/03/1969


Ultimi Caduti Inseriti
Database Aggiornato:
mercoledì 1 settembre 2010
alle 12.27.09

"The Day After"
20 Luglio 1992 -  2010

di Michele Rinelli

“ The Day After”, il “Giorno dopo” il momento dove davvero si percepiscono la gravità delle tragedie, i lutti, i dolori, il sangue ma anche l’impotenza, quelle ore dove sembra impossibile possa esistere la voglia di ricominciare.

I giorni successivi al 19 Luglio 1992, giorno dell’assassinio del magistrato Paolo Borsellino e dei suoi “Angeli”, a nemmeno tre mesi dalla morte di Giovanni Falcone, furono forse i giorni più lividi e vivi della sana sicilianità di un popolo che sentiva sempre più forte la voglia di dire basta.

Perdere siciliani del calibro di Falcone e Borsellino significava far naufragare definitivamente i sogni di un intera isola che in loro vedeva l’unico vero baluardo di salvezza da un sistema, quello mafioso, che inesorabilmente li vedeva, e forse ancora li vede, schiacciati in un realtà dove l’illogico diventa logico, il surreale diventa reale, dove il diritto è un privilegio di pochi e i soprusi sono l’unico modo per esercitare, in certi ambiti, le normali dinamiche di “Civile Convivenza”.  

Oggi 20 Luglio 2010 è un “Day After” assai diverso, i proclami di svolta e verità ipocritamente si susseguono rapidi sulle agenzie di stampa, le polemiche infuriano perché, a quanto pare, i siciliani del 20. Luglio 1992 non ci sono più.

La manifestazione organizzata a memoria del Dott. Borsellino è stata praticamente disertata, i palermitani si sono fatti abbattere dal caldo (così si dice almeno) e solo un centinaio di persone hanno partecipato, come fossero dei reduci, alle cerimonie di commemorazione di un personaggio che della sicilianità e della lotta al cancro mafioso ne aveva fatto una missione, uno stile di vita.

- Segue -

LA CITTA’ NERA

(la battaglia di Dire Daua, Etiopia 29 Marzo 1941)

di Fabrizio Gregorutti

  

Il maresciallo Renato Donsanto giunge nell’Impero italiano d’Etiopia nel 1939.

Destinazione: questura dell’Harrar, ufficio commissariale di Dire Daua, una città dell’Etiopia Orientale, sorta all’inizio del’900 lungo la ferrovia che unisce la capitale Addis Abeba al porto di Gibuti, nella Somalia Francese.

Dire Daua è divisa in due quartieri, anzi in due vere e proprie città costruite secondo i criteri dei centri urbani coloniali di allora, abitate rispettivamente da europei ed indigeni.

La città “bianca” è costituita da villette immerse in bellissimi giardini tropicali e di edifici che nelle intenzioni dei nostalgici costruttori dovrebbero richiamare le costruzioni europee.

Gli africani, invece, abitano sulla riva destra del Laga Daciatù, il torrente che taglia in due Dire Daua, e la trasformano nella cosiddetta “città indigena” o “città nera” di Magalo, un quartiere caotico e pittoresco, cresciuto intorno alla piazza del mercato.

La piantina di Dire Daua pubblicata dalla Guida dell’Africa Orientale Italiana della C.T.I. nel 1938, due anni dopo la nostra conquista, mostra una città “bianca” con strade dai nomi italiani, come il Viale Vittorio Emanuele III Re Imperatore, il Viale Benito Mussolini, le vie Maresciallo Badoglio, Maresciallo Graziani, le vie Principe e Principessa di Piemonte, Regina Elena etc..

- Segue -

Oggi è il 03/09/2010
ore: 11.51.44

I Caduti che
Ricordiamo Oggi

LA SCOPERTA DI UNA LEGGENDA

di Gianmarco Calore

Fu una delle prime schede che inviai alla Redazione di Cadutipolizia appena fui invitato a salire a bordo di questo team di “sciagurati”.

Una scheda che avevo ricavato da alcune pagine della cronaca patavina dell'immediato secondo dopoguerra e che aveva fatto spargere tanto inchiostro per le settimane successive al fatto: l'omicidio di un brigadiere di P.S. avvenuto a Ravenna nel 1948.

Sul principio non detti eccessiva importanza al personaggio: eravamo ancora nella fase pionieristica del sito, fatta di pantagrueliche indigestioni di dati e notizie ricavate consumandoci gli occhi su microfilm e pagine ingiallite di quotidiani, rinchiusi in biblioteche di mezza Italia come piccoli topolini alla ricerca del formaggio. “Macinavamo” centinaia di schede, per lo più Poliziotti conosciuti dall'opinione pubblica ma anche figure assolutamente ignote e spesso scoperte per puro caso.

Attualmente il lavoro della Redazione è ben lungi dall'essere completato: sono ancora centinaia le schede da inserire per rendere la giusta memoria a tanti Caduti che stanno aspettando quel minimo di ricompensa anche virtuale che la storia magari non ha dato loro. Ma l'altra mattina presso la biblioteca civica, mentre mi stavo documentando su alcuni avvenimenti a corollario di alcune schede ho deciso di approfondire una figura che in parecchi numeri di cronaca nera compariva come una sorta di temibile investigatore che teneva in scacco una criminalità spesso da sopravvivenza, ma per questo non meno terribile e spietata di quella organizzata. 

- Segue -

 

IL GENERALE, IL POLIZIOTTO E LA MORTE DEL RISORGIMENTO

(l’assassinio della Guardia di P.S. Fiorentini – 1867)

 

Trentino, 9 Agosto 1866

Il Generale legge incredulo il telegramma con il quale lo Stato Maggiore gli ordina di ritornare in Italia. Gli uomini ai suoi ordini sanno che manca soltanto un ultimo passo, un’ultima battaglia alle porte di Trento contro le truppe austriache… dopotutto quei volontari in camicia rossa, uomini provenienti da ogni parte della Penisola, sono gli unici soldati italiani che hanno sconfitto gli imperiali nella Terza Guerra d’Indipendenza. Hanno combattuto duramente ma ora Trento, il loro premio è lì, all’orizzonte. Basterà poco, per far ritirare il nemico oltre le Alpi.

Il dispaccio però parla chiaro. La guerra è finita male per l’Italia che deve ordinare il ritorno a casa al suo unico generale vittorioso. L’alleata nel conflitto, la Prussia, ha travolto gli austriaci sul proprio fronte ed ora, raggiunti i propri scopi, esce dalla guerra lasciando da sola l’Italia, con le sue Forze Armate deluse ed amareggiate dalla sconfitta della battaglia di Custoza e dall’umiliante disfatta navale di Lissa. L’Italia si dovrà “accontentare” del Veneto. Una Nazione debole e sola non può fare altro.

Il Generale solleva lo sguardo dal dispaccio dello Stato Maggiore e guarda sconsolato verso Trento, laggiù all’orizzonte. Quindi, con il cuore gonfio di amarezza, il Generale Giuseppe Garibaldi verga un breve telegramma di risposta destinato ad entrare nella Storia d’Italia “Obbedisco”.

Quella semplice parola di nove lettere è il primo passo sulla strada che porterà in poco più di un anno agli scontri di piazza Santo Spirito a Firenze, alle colline di una cittadina laziale chiamata Mentana ed alla morte del Risorgimento

 

 - Segue -

Homepage aggiornata mercoledì 1 settembre 2010 alle 12.48.55


Oh Signore
che ogni giorno proteggi le persone che sulla strada difendono i cittadini abbi un occhio di riguardo per chi da sempre ha creduto che questo mondo,  liberato dalla presenza del diavolo e da anime perse,  fosse e potesse essere migliore e per questo lotta, a rischio della propria vita, in nome della Patria di un Paese che il paese non vuole e rinnega.
Oh Signore, Benedicili tu.
- Amen -
(Si ringrazia per la dedica il Sig. Mariano Conti)


I Caduti
che cercano
ancora Giustizia

Adriano Ruttar 23.12.98
Paolo Cragnolino 23.12.98

Giuseppe Zannier 23.12.98

Antonino Agostino 5.8.89

Angelo Grasso 23.1.88

Ottavio Conte 9.1.85

Giuseppe Baccaro 17.3.83

Antonio Custra 15.5.77

Settimio Passamonti 21.4.77

Antonio Annarumma 19.11.69

Silvestro Corrao 30.6.63

Antonio Sarappa 7.9.60

Raffaele Sicurella 8.12.46

Amilcare Salemi 16.11.46

Pietro Gerardi 19.11.42

Giuseppe Esposito 12.4.28

In Collaborazione con

I Caduti delle Polizie Europee a Cura del sito ODMP Central Europe

Visita il Sacrario
della Polizia di Stato
(Clicca Qui)

San Michele Arcangelo

Nostro Celeste Patrono

 

Ultimi Articoli di Rilievo

Consigli di Lettura Storica
- Le Recensioni di Cadutipolizia.it -

La Polizia a Cavallo
(Menna -- Cantelli)
- a Cura di Giulio Quintavalli -

La Pubblica Sicurezza sul Confine Orientale
(M. De Marco)
- a cura di Fabrizio Gregorutti-

Lascia un messaggio nel nostro

GUESTBOOK


COLLABORA CON NOI!!!!
Se non trovate censiti dei Caduti che avete conosciuto o siete in possesso di foto di caduti già inseriti potete segnalarlo alla nostra redazione scrivendo a  redazione@cadutipolizia.it  oppure telefonare al numero +393495804676


Aiutiamo La Nostra Storia
Aiuta L'Ufficio Storico della Polizia di Stato

L’Ufficio Storico della Polizia di Stato è alla ricerca di testimonianze del passato Glorioso della Polizia italiana. Chiunque voglia aiutare a ricostruirlo può contribuire con fotografie, cimeli, atti cartacei, uniformi o parti di esse, accessori ecc., antecedenti gli anni ’80, in particolare dei primi anni del ‘900 o della 2^ G.M.. Il contributo verrà elaborato tramite la creazione, a cura dell’ufficio, di pagine web (doppiavela), pannelli storici divulgativi, libri e pubblicazioni, Sarà gradito un primo contatto diretto tramite i seguenti numeri: 3313754495, 3282775797, 0644373737, 0644373518. Tramite email all’indirizzo:  massimo.gay@interno.it

Per informazioni rivolgersi al seguente indirizzo email: massimo.gay@interno.it

Gli Speciali di Cadutipolizia.it
a Cura di Milo Julini, Paolo Valer, Massimo Gay, Giulio Quintavalli

Il dialogo con il passato e le forme della memoria
- di Giulio Quintavalli -

San Michele Arcangelo Profilo Storico
- di Paolo Valer -

Condannati a Morte
- La Tragica fine della Guardia Sebastiano Campanella -

Le Guardie PAI - La Cartolina di Amerigo Sterpetti
- di Giulio Quintavalli-

 

 


www.cadutipolizia.it

Tutti i dati contenuti all'interno di questo sito sono di libera consultazione e citazione è comunque Obbligatoria la menzione della fonte in caso di utilizzo
I contravventori saranno perseguiti a norma di legge sul diritto d'autore