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“Se ne siete capaci conservate un posto per loro  nel vostro cuore mentre andate in luoghi dove loro non possono più andare/ non abbiate paura di dire che li avete amati anche se non è sempre stato del tutto vero/prendete ciò che vi hanno insegnato con la loro morte e conservatelo dentro di voi…”(Continua)-F.Gregorutti - F.Scinia)

I Caduti dei Corpi della Polizia Italiana nella Storia d'Italia dal 1852 a Oggi


Corpo
delle Guardie di Pubblica Sicurezza
(1852-1890)

 


Corpo
delle Guardie di Città
(1890-1919)

 


Corpo
degli Agenti Investigativi, Guardie Regie
e Ruolo Specializzato dell'Arma dei Carabinieri
(1919 - 1925)


Corpo
degli Agenti di Pubblica Sicurezza
(1925 - 1944)

 


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(1944 - 1981)

 


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mercoledì 3 febbraio 2010
alle 18.06.01

Premio Maresciallo
Luigi D'Andrea 

Venerdì 5 Febbraio
Ore 15.00 Presso la Sede Territoriale della Regione di Bergamo
via XX Settembre, 15

per Info: redazione@cadutipolizia.it

UNA STORIA SEMPLICE
(di Fabrizio Gregorutti)

(il Delegato di P.S. Costantino Pulusella, il signor Leonardo Romano ed il massacro di Lagopesole, 1863)

Avvertenza: in questa narrazione sono esposti episodi particolarmente crudi, tratti dalle cronache giornalistiche del tempo e che potrebbero turbare la sensibilità dei lettori.

Nel 1860 la caduta dei Borboni  provoca nel Regno delle Due Sicilie un caos politico, militare e sociale simile sotto molti aspetti a quella che si verificherà con l’armistizio dell’8 Settembre 1943. Uno dei risultati, niente affatto secondario, è la liberazione o la fuga dalle prigioni borboniche di centinaia di detenuti. Molti sono poveri ladri di polli, altri ancora sono liberali o repubblicani condannati dalla giustizia borbonica, ma tanti, tantissimi, sono criminali della peggior specie.

Come Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, da Avigliano, nell’attuale provincia di Potenza. Non lasciarti ingannare dal pittoresco soprannome che fa pensare a qualche simpatico personaggio di paese. In realtà il giovane contadino è un criminale, ammaestrato dai fulgidi esempi familiari che hanno già gloriosamente calcato le scene della malavita rurale. Uno zio infatti è Giuseppe Nicola Coviello, famoso brigante dell’epoca preunitaria, bruciato vivo nell’incendio di una capanna di paglia dove si era rifugiato per sfuggire alla polizia borbonica. Un altro zio, dopo avere scontato dieci anni di carcere per avere picchiato un gendarme, festeggia la libertà accoppando un concittadino per questioni di gioco e quindi si dà alla latitanza nelle Puglie, dove ammazza l’incauto massaro che gli ha offerto lavoro.

Con simili esempi, il giovane Giuseppe Nicola ha la strada segnata. A vent’anni, nel 1853 viene ferito nel corso di una lite per motivi di gioco, a quanto pare vizio di famiglia. Nel 1856 viene aggredito, pugnalato ed abbandonato in mezzo alla strada come morto, ma Ninco Nanco ha la pelle dura e sopravvive. Rifiuta di aprire bocca con la gendarmeria borbonica e nel corso della lunga degenza medita vendetta quindi, una volta guarito, ammazza a colpi di scure uno dei suoi feritori. Viene arrestato e condannato a dieci anni di prigione nel durissimo bagno penale di Ponza, dal quale evade meno di quattro anni dopo, al momento del crollo dei Borbone. Tornato in Basilicata, cerca di arruolarsi prima nei garibaldini poi in varie unità locali di orientamento liberale e filo piemontese, ma viene sempre rifiutato. Anzi, quando si presenta....

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Oggi è il 09/02/2010
ore: 4.32.40

I Caduti che
Ricordiamo Oggi

Buon Natale ...
"Angeli in Giacca Blu"

(di Michele Rinelli)

Potrebbe essere assai difficile non essere retorici in  queste circostanze quando le nostre orecchie, ormai assuefatte, sentono continuamente ripetersi “Auguri” di qualsiasi genere.

Per carità, qualche augurio sincero, tra i tanti, è normale vi sia, ma nel turbinio della corsa al regalo troppo spesso si sentono pronunciare buoni e ben auguranti auspici che tante volte, forse, hanno la valenza di un “ritornello d’autore”.

Vorrei quindi, in poche righe, cercare di uscire dagli schemi, fare in modo che la retorica sia solo un aggettivo inutile e di poco conto e che, in qualche modo, cerchi di non inquinare in alcuna maniera questo mio scritto.

Questo è già il quarto Natale che ci vede insieme, ogni anno è stato importante, a suo modo, per cercare di non fare cadere nell’oblio coloro che hanno dato la vita per la Patria.

Un Natale questo che forse è un po più duro degli altri perché in tanti, purtroppo, vedono miseramente le loro tavole un po più spoglie, i regali un po meno ricchi e quel benessere acquisito venire ogni giorno sempre meno.

Un Natale difficile per chi, recentemente, ha dovuto subire la perdita di un congiunto, un Natale un po più vuoto, con un posto a tavola privo certamente di un importante presenza, di un sostegno, di un padre, di una madre, di un figlio, di un nipote di uno zio…un vuoto inimmaginabile che nessuno, su questa terra, potrà mai veramente colmare.

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LA DICIOTTESIMA VITTIMA
(40 anni di "Piazza Fontana")


Milano, 12 dicembre 1969.

E' una giornata uggiosa quella che si apre sul capoluogo lombardo. La frenesia della grande metropoli è soltanto parzialmente attenuata dalle imminenti feste di Natale: la gente si aggira per le strade cercando di far coincidere i mille impegni di ogni giorno con la corsa agli acquisti dei regali, alternando le ore di lavoro a qualche ritaglio di tempo di corsa tra un grande magazzino e un negozio. C'è quella nebbiolina fastidiosa che si mischia per tutto il giorno a un'altrettanto fastidiosa pioggia che rende i movimenti più rallentati e gli spostamenti più difficili: tram che si snodano lungo i viali in mezzo alle auto, gente intabarrata in cappotti, montoni, impermeabili, eskimi, qualche pelliccia.... L'abbigliamento che traccia invisibili linee di confine tra un quartiere e l'altro, tra una classe sociale e l'altra: Quarto Oggiaro, la Comasina, via via sempre più su fino al Duomo, Porta Venezia, via Montenapoleone, il salotto buono di Milano. La distinzione tra i vari ceti in questo periodo non è qualcosa di astratto, anzi. E' un fattore estremamente concreto che la gente vive, respira e pratica in ogni istante della giornata; una scriminante sociale resa ancora più sentita dal fermento che già da qualche anno ha iniziato a scuotere il mondo del lavoro , della scuola, della famiglia e che negli ultimi mesi ha assunto connotazioni politiche preoccupanti. Le piazze d'Italia, ma soprattutto quelle meneghine, sono sconquassate quasi quotidianamente da scontri che alternano studenti

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Homepage aggiornata sabato 16 gennaio 2010 alle 15.12.29


Oh Signore
che ogni giorno proteggi le persone che sulla strada difendono i cittadini abbi un occhio di riguardo per chi da sempre ha creduto che questo mondo,  liberato dalla presenza del diavolo e da anime perse,  fosse e potesse essere migliore e per questo lotta, a rischio della propria vita, in nome della Patria di un Paese che il paese non vuole e rinnega.
Oh Signore, Benedicili tu.
- Amen -
(Si ringrazia per la dedica il Sig. Mariano Conti)


I Caduti
che cercano
ancora Giustizia

Adriano Ruttar 23.12.98
Paolo Cragnolino 23.12.98

Giuseppe Zannier 23.12.98

Antonino Agostino 5.8.89

Angelo Grasso 23.1.88

Ottavio Conte 9.1.85

Giuseppe Baccaro 17.3.83

Antonio Custra 15.5.77

Settimio Passamonti 21.4.77

Antonio Annarumma 19.11.69

Silvestro Corrao 30.6.63

Antonio Sarappa 7.9.60

Raffaele Sicurella 8.12.46

Amilcare Salemi 16.11.46

Pietro Gerardi 19.11.42

Giuseppe Esposito 12.4.28

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