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“Se ne siete capaci conservate un posto per loro  nel vostro cuore mentre andate in luoghi dove loro non possono più andare/ non abbiate paura di dire che li avete amati anche se non è sempre stato del tutto vero/prendete ciò che vi hanno insegnato con la loro morte e conservatelo dentro di voi…”(Continua)-F.Gregorutti - F.Scinia)

I Caduti dei Corpi della Polizia Italiana nella Storia d'Italia dal 1852 a Oggi


Corpo
delle Guardie di Pubblica Sicurezza
(1852-1890)

 


Corpo
delle Guardie di Città
(1890-1919)

 


Corpo
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e Ruolo Specializzato dell'Arma dei Carabinieri
(1919 - 1925)


Corpo
degli Agenti di Pubblica Sicurezza
(1925 - 1944)

 


Corpo
delle Guardie di Pubblica Sicurezza 
(1944 - 1981)

 


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( dal 1981 a Oggi)

 

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26/02/1943


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Database Aggiornato:
martedì 31 gennaio 2012
alle 4.58.25

Non solo Statistiche

- di Gianmarco Calore -

Trattare della storia della Polizia italiana attraverso la ricostruzione dei suoi Martiri ha a che fare con moltissimi aspetti: uno di questi è costituito dai numeri e dalla statistica. Che piaccia o no, a fronte di migliaia di Caduti censiti nel corso degli ultimi anni abbiamo dovuto giocoforza piegarci all'analisi delle cause e alle percentuali di incidenza dei vari avvenimenti luttuosi. Istogrammi, grafici “a torta” e vari altri supporti utilizzati per aiutarci a capire meglio gli avvenimenti che nelle varie epoche hanno maggiormente funestato il nostro Corpo.

Da tale analisi, oggi 1° gennaio 2012 è emerso un dato che questa redazione vuole portare a conoscenza di tutti. Nell'intero 2011 non si è annoverato alcun Caduto della Polizia di Stato in servizio, per causa di servizio o nell'adempimento del dovere.

Detta così, può sembrare una facezia. Non lo è se tale dato viene raffrontato con un altro, molto più singolare ed eloquente: l'ultimo anno in cui il nostro Corpo ha potuto vantare ufficialmente un simile primato fu il 1934. Settantotto anni fa. E su quell'anno non esiste nemmeno la certezza assoluta che di morti non ve ne siano stati: si era in pieno regime fascista, con tutti gli annessi e i connessi per i quali certe notizie era meglio nasconderle sotto il tappeto anziché divulgarle al popolo, soprattutto quando un Poliziotto morto significava sminuire la prestanza e l'infallibilità di quella forma di governo e del suo duce....

- Segue -

Riabilitazione Postuma

(il Questore Manlio Candrilli)

 - di Gianmarco Calore -

La guerra fa fare all'uomo cose orribili, tanto che esse siano compiute nel nome del dovere quanto che lo siano in base al proprio personale sadismo. Come ebbe a dire un grande storico della Seconda Guerra Mondiale, Renzo De Felice, “la guerra esalta sempre l'aspetto peggiore dell'uomo, mai quello migliore”.

Nulla di più vero.

La sequenza impressionante di Caduti della Polizia italiana del periodo 1940 – 1945, con centinaia e centinaia di giovani che morirono nel nome di un ideale, mi ha costretto a effettuare una distinzione di base; distinzione tanto più difficile a farsi quanto più sottile si faceva per ogni Caduto il significato di quell'ideale. Ho capito che vi furono Poliziotti-fascisti e Fascisti-poliziotti: non è un gioco di parole, ma il più severo degli spartiacque che questa Redazione ha adottato per censire o escludere ciascuno di essi. Il Poliziotto-fascista fu quel militare che svolse il suo onesto lavoro aderendo in alcuni casi controvoglia a un regime di cui era costretto a turarsi il naso per garantire la sopravvivenza della propria famiglia: ne troviamo molti e, dopo la RSI, ancora di più...militari che di giorno lavoravano per quei quattro soldi che significavano non morire di fame o non essere sbattuti sul fronte Russo, e che magari di notte diventavano staffette partigiane per il loro indomito credo in un'Italia diversa, in un'Italia migliore. Viceversa, il Fascista-poliziotto fu quell'individuo che, in preda alla febbricitante esaltazione mussoliniana e alla sua retorica, nascose dietro una divisa la legittimazione ai più biechi impulsi sadici. E poco importa che quella divisa fosse della Polizia piuttosto che di altre Forze Armate o di regime: il manganello e l'olio di ricino non avevano bisogno di ulteriori autorizzazioni.

- Segue -

Oggi è il 04/02/2012
ore: 16.58.51

I Caduti che
Ricordiamo Oggi

LA CORSA DEGLI APACHES

(la battaglia di Genova – 4 settembre 1912)

(di Fabrizio Gregorutti)

 

Genova, 4 settembre 1912

E’ una bella sera di fine estate, con le coppie della buona società che passeggiano in centro ed affollano i caffè di via XX Settembre e piazza De Ferrari,  e i popolani che ritornano dal lavoro ne approfittano per “tagliare” per il centro e rifarsi gli occhi ammirando le vetrine dei negozi e i bei vestiti dei “signori” a passeggio. Alcuni emigranti che partiranno l’indomani per le Americhe bivaccano davanti alla Stazione Brignole accanto ai loro poveri averi, cercando faticosamente di mandare giù un boccone mentre si riempiono gli occhi con l’ultimo pezzo d’Italia che vedranno per anni, forse per sempre. Le pattuglie di agenti, carabinieri e guardie municipali perlustrano discretamente Piazza De Ferrari e le strade vicine. A parte l’ovvia sorveglianza del “salotto buono” di Genova da qualche mese in città stanno avvenendo delle rapine molto violente. A marzo, ad esempio, in Salita San Rocco, un giovane cambiavalute è stato assassinato e rapinato di ventimila lire in oro. Gli assassini, non contenti, hanno ferito gravemente una ragazza di 18 anni che coraggiosamente ha cercato di fermarli. Poco dopo un secondo omicidio, di un impiegato. Sono fatti che hanno sconvolto tutta la città ed è quindi naturale che le Forze dell’Ordine stiano con gli occhi ben aperti.

Ma stasera è una bella serata, con un vento sottile che porta il profumo del mare e che ti invoglia ad uscire di casa, magari girando Genova con i tram che con pochi centesimi ti permettono di godertela con tutta calma.

Forse anche i due uomini che salgono sul tram numero 243 diretto al Lido d’Albaro vogliono godersi la serata. Almeno così pensa il bigliettaio Francesco Carosio quando li vede salire sul mezzo. Carosio smette di chiacchierare con il conducente e si avvicina ai tre uomini, tre giovani elegantemente vestiti.

- Segue -

 

LA PISTOLA SILENZIOSA -Amilcare Salemi -

(di Gianmarco Calore)

Savona, sera del 16 novembre 1946.

In una saletta dell'albergo “Genova” un uomo sta terminando la propria cena. E' solo, come sempre. E' conosciuto, da sempre. E' uno di poche parole, un “buonasera” quando arriva, un “arrivederci” quando se ne va: il cameriere che lo serve sa bene che non è il caso di indugiare in confidenze o in eccessivi salamelecchi. Quell'uomo da tempo cena regolarmente da loro: non ha eccessive pretese se non la necessità di un tavolo defilato e non ha mai creato alcun problema né col servizio né con la cucina. Il cliente ideale, insomma. L'uomo come d'abitudine al termine della cena piuttosto spartana si concede un momento di relax accendendosi la pipa: subito l'ormai consueto aroma di Cavendish pervade la stanzetta creando una cortina lattiginosa che contribuisce a rendere ancora più ovattato un ambiente già di per sé intimo. Come sempre l'uomo non viene più infastidito dal personale di sala che si assenta dedicandosi ad altro. Improvvisamente la scena viene stravolta nella sua routine: un altro uomo, alto, segaligno, con un trench di un colore indefinito sbuca da dietro uno dei drappi che separa la stanzetta da un disimpegno di servizio: impugna una piccola pistola nera. Una pistola col silenziatore. L'uomo della pipa forse lo riconosce perchè viene udito esclamare: “Maledetto assassino!” dopodichè stramazza a terra colpito da tre colpi esplosi in rapida successione che non gli danno scampo, neanche la possibilità di impugnare a sua volta il revolver portato nella fondina sotto la giacca. L'uomo col trench si dissolve al pari delle ultime volute di fumo della pipa della sua vittima.

- Segue -

Homepage aggiornata venerdì 27 gennaio 2012 alle 21.28.12


Oh Signore
che ogni giorno proteggi le persone che sulla strada difendono i cittadini abbi un occhio di riguardo per chi da sempre ha creduto che questo mondo,  liberato dalla presenza del diavolo e da anime perse,  fosse e potesse essere migliore e per questo lotta, a rischio della propria vita, in nome della Patria di un Paese che il paese non vuole e rinnega.
Oh Signore, Benedicili tu.
- Amen -
(Si ringrazia per la dedica il Sig. Mariano Conti)


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Silvestro Corrao 30.6.63

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