Caduto nell'adempimento del Dovere

Fumagalli Giambattista

Ispettore

di Pubblica Sicurezza

Questura di Bologna

29 Ottobre 1861

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I Caduti che oggi Ricordiamo

Fu assassinato in un agguato la sera del 29 Ottobre in Strada Maggiore a Bologna, mentre faceva rientro a casa insieme ad un amico e collega, l’ispettore Antonio Grasselli da due uomini armati di fucile ed appostati all’incrocio tra Vicolo Vitale e Strada Maggiore aprirono il fuoco sull’ispettore Grasselli e l’ispettore Fumagalli, uccidendo entrambi sul colpo e quindi fuggendo su una piccola carrozza.

Alla nascita del Regno d’Italia Bologna era in preda ad una pericolosa associazione criminale di tipo mafioso , nota come l’ Associazione dei Malfattori la quale, a sua volta suddivisa in vere e proprie cosche chiamate in gergo “balle” (combriccola)  oltre a commettere clamorosi furti e efferati omicidi ed a terrorizzare testimoni e taglieggiati, si era infiltrata nelle istituzioni, comprandosi la complicità anche di alcuni funzionari ed agenti di Polizia. In un solo anno l’Associazione commise quasi cinquecento aggressioni a mano armata, un furto alla Zecca e l’assassinio a scopo di rapina di Alberto Guidi, figlio di un noto commerciante bolognese.

Nel 1861 il governo di Torino ( allora capitale del Regno d’Italia) per lottare contro l’Associazione  inviò a Bologna uno dei più stimati ed energici funzionari della Polizia italiana , l’Ispettore Antonio Grasselli, proveniente dalla Lombardia definito dalle cronache dell’epoca “ energico, sempre onesto e delicato e diligente ogni qualvolta occorreva”. Grasselli cominciò immediatamente ad opporsi allo strapotere mafioso dell’Associazione, individuando alcuni capi delle “balle” ed eseguendo diversi arresti, ma venne condannato a morte dai suoi nemici ed assassinato insieme al suo collega Giambattista Fumagalli.

Il governo centrale di fronte a questo delitto agì risolutamente, nominando un nuovo Prefetto ed un nuovo Questore, Felice Pinna. Quest’ultimo, proseguì la strada tracciata dall’Ispettore Grasselli e, nonostante un attentato subito il 23 Marzo 1862, riuscì a stroncare l’attività dell’Associazione.

Nel corso di un processo che nel 1864  vide alla sbarra oltre un centinaio di imputati, i membri dell’Associazione furono condannati ai lavori forzati ed a altre pesanti pene detentive.

Antonio Grasselli lasciò moglie e figlia.

Fonte: “Corriere Mercantile”, “ la Perseveranza”

Si Ringrazia per la Collaborazione e il materiale il Centro Studi e Ricerche della Polizia di Stato ANPS di Torino nelle persone dell'Isp.S.UPS Paolo Valer  e Milo Julini

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