"Andate in K"
...un sabato
diverso grazie a Stefano ....
di Michele Rinelli
(L'Agente Scelto Stefano Biondi)
Quando dice “Andate in K” speri sempre non per
impiegare la tua volante, immagini magari un
furtarello, uno scippo, un decesso per qualche
anziano magari troppo solo e abbandonato.
Quando “Vai in K” non sai mai effettivamente dove
ti manderanno, ti raccontano sempre qualcosa in
“linea di massima” ma sul posto, solitamente, è
tutta un altra storia.
Quando “vai in K” vai anche in sirena e
lampeggiante e magari corri, corri, corri mettendo
a rischio la tua stessa vita per arrivare quasi
sempre in un posto dove i “buoi sono già
scappati”.
Quando “vai in K” è un terno al lotto non sai mai
come ti capita.
Il suono è squillante, la voce è roca, tiene banco
la centrale: “Volante 21, rapina appena consumata
in gioielleria, l’autore a bordo di una moto si è
lanciato a tutta velocità, abbiamo marca e modello
avvicinati immediatamente in zona per le
ricerche”.
Fida compagna l’adrenalina che passa, quasi ad
essere assuefatto, quante rapine consumate, quante
moto in fuga, quante targhe mai trovate ?
Stavolta però non è come le altre, stavolta il
destino è un altro!
La sirena ulula, i lampi blu riflettono sulle auto
accostate a bordo strada che non sempre,
purtroppo, collaborano attivamente a che si possa
passare.
La strada è dritta, il traffico è quello del
sabato mattina, non poi così caotico, lo sguardo
guarda lontano e vicino alla ricerca di quel mezzo
in fuga che potrebbe cambiare il corso della tua
routinaria giornata.
Tutto và come un fulmine, non hai il tempo di
focalizzare e di pensare, quel mezzo è li, viene
verso di te, hai strada, è ancora lontano, lo
riconosci nei colori, nelle fattezze, negli
atteggiamenti.
L’autista non ci pensa un attimo, il capo
pattuglia ha già paletta in mano e si sbraccia dal
finestrino, la velocità aumenta, quella moto
corre, perché non si ferma ?
I metri diminuiscono, l’adrenalina sale, la sirena
ulula e il blu evidente non è solo quello del
cielo.
Metri su metri, che diventano troppo pochi:
l’impatto!
E’ lui, non può essere diversamente, rotola sul
cofano, si rialza e comincia a correre ma non ha
scampo, è lui il rapinatore della gioielleria
“sentita in K”, ci si rotola, si urla, si grida
“STAI FERMO!”, le manette scattano…e rapidi ci
dirigiamo verso lo sportello posteriore della
volante.
E’ lui, targa, modello, atteggiamento ma il
suggello è la perquisizione effettuata da cui
recuperiamo la refurtiva appena rapinata.
Qualcuno ha probabilmente vissuto una mattinata da
film, cosa che si vedono solo nel distretto delle
fiction; subito la gente si assiepa nei pressi
della volante per godersi sbigottita l’insolito
spettacolo… figuriamoci siamo anche vicini a un
centro commerciale!?!?
Gli sguardi smarriti della gente, qualcuno persino
inquisitorio:”poverino, chissà come sta quel
povero motociclista, che delinquenti, vi sembrava
il modo di fermare le persone in quella maniera?”
avrà pensato qualcuno!
Infatti non è il modo ma se avesse voluto fermarsi
avrebbe avuto tutto il tempo per farlo tanto che,
durante l’insolito spettacolo, dallo zainetto
dell’impavido motociclista, esce fuori una bella
pistola del tutto simile a quelle in nostra
dotazione.
Gli sguardi della gente, mentre quell’ignobile
poliziotto metteva in sicurezza la pericolosa
arma, diventavano più benevoli tanto che, come si
fa al cinema, naturale è forse venuto un
applauso…chissà quanto ipocrita però ?!
Salta e sbraccia ancora il balordo, mica vuole
entrare nella volante, realizza che ha perso solo
dopo qualche minuto e chiede pietà : “Basta, mi
avete preso, sto tranquillo, non preoccupatevi!”
.
…ma lui non lo sa che io con certa gente non mi
sporco le mani!
Ho davvero un valido collaboratore al mio fianco
ai comandi della nave ma anche enorme fortuna ad
averlo intercettato e ad averlo fermato in maniera
così rocambolesca e solo con qualche graffio.
Bella soddisfazione, si, davvero!
Chi vive la strada solo con queste cose può
tornare a casa soddisfatto di aver vinto, almeno
una volta, quell’impari battaglia tra il bene e il
male.
La soddisfazione però, dura poco, perché se
professionalmente ti dai un pacca sulla spalla
sull’’altra ti rendi conto quanto la tua vita e
quella dei tuoi colleghi non valga veramente
nulla….tanto quanto chi quell’applauso l’ha a noi
regalato in maniera ipocrita.
Il balordo si chiamava Michele D’Ambrosio, 37
anni, nel 2004 era a bordo della porsche che
travolse , uccidendolo, l’Agente Scelto della
Polstrada Stefano Biondi di soli 27 anni che a
Reggio Emilia aveva intimato l’Alt…. un pò come
abbiamo fatto noi questa volta.
Quella Porsche strava trasportando un carico di
due kilogrammi di cocaina e il D’Ambrosio era uno
dei corrieri…..ma ad ottobre del 2010 come fa ad
essere libero ?
Che soddisfazione puoi avere nell’apprendere tutto
ciò ?
Come fai a dirti “domani ne prendo un altro”
quando chi ammazza quelli che indossano la tua
stessa divisa continuano, in semiliberta, a poter
mietere potenzialmente altre vittime ? (aveva
anche una pistola!!)
Come possiamo tollerare che questo sistema
continui a tutelare, in proporzione, molto di più
la vita di questi balordi che quella dei propri
poliziotti ?
La soddisfazione lascia spazio quindi
all’amarezza, accantona gli entusiasmi e cede il
passo allo scoramento.
Voglio però pensare, in linea all’ideale che da
qualche tempo abbraccio, che se tutto questo è
accaduto è perché Stefano ha vegliato affinché ciò
accadesse perché, come scrivevo nel lontano 2006
in occasione dell’anniversario della sua morte:
“Non amo la retorica, odio i luoghi comuni e le
frasi fatte, così vuote e prive di reale
significato ma voglio solo ricordare che c'è stato
un ragazzo che si chiamava Stefano, altruista,
generoso che travolto da quella vettura ha visto
rotolare sull'asfalto non solo le sue spoglie
mortali ma anche e sopratutto la possibilità di
poter amare ancora la vita e tutto quello che la
stessa ci può regalare nelle sue mille
sfaccettature, lasciando a noi che rimaniamo la
consapevolezza che ogni giorno dobbiamo fare di
tutto per evitare che delinquenti, come quelli,
possano privare noi tutti e le nostre famiglie
della gioia di vivere.”….stavolta l’ho fatto, non
l’ho lasciato fare, gli ho stretto io le manette
ai polsi cosa che tu Stefano non sei riuscito a
fare.
Sono stato semplicemente più fortunato, io,
perché, al posto tuo, Stefano, sarei potuto
esserci anch’io!
Ciao Stefano
Per la Redazione Cadutipolizia:
Michele Rinelli
Commenta nel forum
QUI