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Il Mistero della Vita

(di Michele Rinelli)

Non è sempre facile lavorare con la “Morte”, non è sempre una questione di abitudine, di coscienza o di religione, la “Morte” così come la “Vita” è un enorme mistero entrambi incardinati in quella logica materiale per cui esiste tutto e il suo contrario entrambi facenti parte di quel enorme enigma che è il vivere e il susseguirsi di situazioni ed eventi.

Scorrendo le pagine di un sito come questo non è difficile però interrogarsi sul reale valore delle cose, delle situazioni, degli uomini e della “Vita” in generale, così com’è spesso complicato fornire e fornirsi un perché della “Morte”, del perché è accaduto e delle motivazioni che hanno portato al tragico evento.

Per chi scrive scorrere le lapidi di così tante persone leggendone l’età media, che è pari a quella di chi sta componendo questo scritto, non è sempre facile; è difficile trattare con distacco, professionalità e senso “tecnico” quello di cui in queste righe si tratta, perché alle volte viene naturale pensare che “poteva capitare anche a me….” senza mai chiedersi un “Perché”… che non avrà mai risposta.

Così quando riceviamo un lettera di un familiare di un collega caduto, di una fidanzata o una sorella non di rado ci piacerebbe poter fornire loro una risposta, un umana e comprensibile motivazione per il loro lutto, il loro vuoto, il loro senso di smarrimento e dolore.

Internet costituisce, insieme ai suoi motori di ricerca, l’enciclopedia più completa al mondo e non mi meraviglierei se taluni addolorati visitatori di queste pagine cercassero una risposta alla morte, al loro dolore proprio per quel concetto per cui su internet si trova la risposta a tutto….peccato che nella ricerca del loro “Male” si ritrovino solo delle pagine “In memoria di…”  che servono solo a dimostrare che, in fondo, piccoli grandi uomini non sono morti invano ma per proteggere la collettività …ma la sofferenza,  il vuoto…bhe quello rimane vivo, forte e presente comunque  in tutti loro.

Non esisterà mai un motore di ricerca che ci spiegherà fino in fondo il perché della “Vita” e del suo contrario, così come non ci saranno mai parole per spiegare a una creaturina che il suo papà non c’è più per colpa di un balordo, di un incidente in moto o in automobile o semplicemente perché, fare il Poliziotto, alle volte, è assai pericoloso per la propria vita.

Non siamo certamente qui per dare delle risposte, grazie al cielo, per quello ci penserà Dio a suo tempo (per chi ci crede); noi siamo qui per ricordare, evidenziare, sottolineare a questa smemorata Nazione che sono migliaia i Poliziotti che in tutte le epoche hanno immolato la loro vita alla bandiera, alla difesa del cittadino, al rispetto delle leggi, per preservare l’altrui libertà e incolumità.

Non siamo nemmeno qui per un grazie, il grazie lo dobbiamo a loro che hanno rinunciato alla loro vita per preservare anche la nostra.

Siamo qui, forse, per dare un senso in più, un’altra luce a questa professione, quella dell’Agente di Polizia, lavoro che da anni e da più parti viene sempre e comunque messo in discussione, annichilito, annientato da una classe politica che pare fare davvero di tutto per farci sentire come inutili spaventapasseri privi di dignità e rispetto.

Credo però, che di queste morti, sia necessario ricordare non solo il mero valore che si può ritrovare in taluni singoli episodi, alcuni anche di alto impatto mediatico,  ma soprattutto l’alta umanità di queste persone, dei “Nostri” Caduti, di quello che hanno trasmesso ai loro congiunti nella loro vita, di quello che ha rappresentato la loro morte per loro e per noi e di ciò, che con il loro gesto, ci hanno voluto insegnare….che forse mai potremo trovare scritto in queste pagine ma solo nel cuore di chi li ha davvero conosciuti, amati e apprezzati.

Se chi viene qui non potrà per forza di cose mai trovare risposta al proprio dolore ne una spiegazione del perché proprio a “LUI” mi sento però di concludere questo mio intervento, che tanto ha il sapore di una qualcosa di evanescente e di inconcludente, con le parole del premio Nobel Rita Levi Montalcini che in occasione del suo secolare compleanno a una domanda relativa al grande mistero della “Vita” così rispondeva: “La morte non esiste per me, che venga domani o qualche tempo dopo per me non fa differenza, perchè alla morte del corpo sopravvivono i messaggi che abbiamo dato in vita”.

Certamente a quell’età è un discorso facile da fare ma dall’alto della sua esperienza è difficile poterle dire che, in fondo, è l’unica vera risposta che ci possiamo dare a queste enorme e irrisolvibile mistero.

(per la redazione di Cadutipolizia.it Michele Rinelli)

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