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LA VALLE OSCURA

(l’agente Danilo Cencini e la stragi di Civitella e San Pancrazio di Bucine- 29 Giugno 1944)

  

San Pancrazio di Bucine (AR) 29 Giugno 1944

Danilo. 

“…e se camminerò in una valle oscura, non temerò alcun male, perché Tu sei con me…”

Respiro lentamente, cercando di non tremare e di non farlo vedere a mio fratello.

Fulgerio mi si stringe accanto. Cerca anche lui di dimostrarsi coraggioso, ma Dio mio…è difficile esserlo quando devi morire e non hai ancora vent’anni.

Mi guardo attorno, mentre don Giuseppe recita il salmo di Davide.

Qui, nella cantina del Palazzo del Podestà saremo quanti….? Cinquanta, forse sessanta…ci sono don Giuseppe e don Modesto, c’è il dottor Corsi, ci sono tutti i miei compaesani e un paio di sfollati che non conosco. Gente che ha raggiunto San Pancrazio pensando di essere al riparo dalla guerra, ma che la guerra ha ora scovato qui.

Poveri ingenui… come me. Anch’io cercavo di sfuggire alla guerra, ma mi ha scovato qui.

Fuori da questa cantina sento le raffiche, le urla dei morenti, dei bambini terrorizzati e delle donne violentate, le risate dei tedeschi completamente ubriachi per il vino che hanno rubato.

Sento il crepitare delle fiamme delle case che bruciano nel paese, e mi ricordo Roma sotto i bombardamenti, mentre cercavo con gli altri colleghi di estrarre le vittime dalle macerie.

Ora don Giuseppe e don Modesto iniziano a recitare le preghiere dei morenti.

Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis….” 

Civitella in Val di Chiana (AR) 29 Giugno 1944

Karl. 

Il colonnello spalanca gli occhi per lo stupore e l’ira. “Ti ho dato un ordine, caporale!”

Inghiotto con fatica e spero che la voce non mi tremi “Io sono un soldato tedesco, herr Oberst. Il mio dovere è quello di difendere la Patria, non quello di fare la guerra ai civili!”

Il colonnello estrae la pistola dalla fondina ed inserisce il colpo in canna.

A questo punto potrei obbedire….potrei dire al signor colonnello “Va bene, herr Oberst. Ucciderò per lei”. Ma non lo farò.

Non lo farò perché sono stanco di questo orrore, perché tutto questo sangue è troppo, perché se obbedissi perderei la mia anima.

Basta.

E’ da stamane che vorrei urlare per la disperazione, per questa follia, per questo massacro di innocenti.

So che altri la pensano come me. Klaus, ad esempio, ha fatto fuggire un giovane padre con la sua bambina…altri si sono rinchiusi in qualche abitazione e si stanno stordendo con vini e liquori per non permettere alla follia che stiamo vivendo di impossessarsi della loro anima, altri sono ritornati  ai camion e si sono nascosti per non partecipare a questa orgia di sangue.

Lo avrei fatto anch’io, ma il colonnello mi ha sorpreso e mi ha ordinato di sterminare un gruppo di civili.

Ho rifiutato ed ho detto no. Mi sono ricordato della mia famiglia, a casa….come potrei ritornare al mio villaggio, riabbracciare Ilse ed i miei figli dopo avere sterminato vecchi donne e bambini?

Il colonnello ha spalancato gli occhi. Non può credere che uno come me, che ha combattuto in Russia, a Cassino e ad Anzio possa rifiutare un suo ordine. Non è da nazista.

Ma io nazista non lo sono più.

Gli urlo in faccia “Non sono un assassino! Sono un soldato tedesco!”


E’ una storia dell’orrore.

E’ la storia dell’agente Danilo Cencini e del caporale Karl.

E’ la storia spaventosa delle stragi di Civitella in Val di Chiana e San Pancrazio di Bucine, avvenute il 29 Giugno 1944. 

L’agente di Polizia Danilo Cencini ha 22 anni.

Durante il  conflitto ha prestato servizio a Roma. E’ un buon poliziotto. Ha partecipato  ai soccorsi delle vittime degli spaventosi bombardamenti dell’estate 1943 poi, dopo l’ 8 Settembre, è rimasto al proprio posto. Normali e noiosi servizi ai posti di blocco ma anche la lotta ai borsaneristi ed ai piccoli criminali, soccorsi alle vittime delle incursioni aeree che provocano centinaia di vittime … forse è stato fortunato ed è riuscito ad evitare la vergogna del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, alla quale ha partecipato la Questura di Roma…o forse no, forse anche lui è stato tra le decine di agenti che insieme alla Gestapo ed ai reparti militari della RSI hanno fatto salire gli ebrei della Capitale sui vagoni piombati diretti verso Auschwitz. Forse la vergogna di quel giorno d’ottobre del 1943 e gli occhi attoniti dei bambini nei carri bestiame lo hanno costretto a riflettere su se stesso e sulla vita del poliziotto al servizio della Repubblica Sociale.

Poi nel gennaio 1944 gli Alleati sbarcano ad Anzio, alle porte di Roma.

L’ex Capitale del Regno d’Italia è prossima a cadere nelle mani degli Alleati e le autorità della RSI cercano di trasferire al Nord i dipendenti statali di provata fede e, paradossalmente anche quelli inaffidabili, su cui gli anglo-americani potrebbero fare affidamento al momento della loro occupazione. L’agente Danilo Cencini viene trasferito a Gorizia, in quel momento uno dei principali centri della guerra partigiana, con i guerriglieri jugoslavi che premono per conquistare la città, i tedeschi che si sono virtualmente annessi  al Reich millenario ed una RSI debole e contraddittoria che non conta nulla ed è solo in balia degli eventi.

Danilo a Gorizia non arriverà mai. Come tanti militari e civili di allora decide di non obbedire alla Repubblica Sociale ma nemmeno di schierarsi  con la Resistenza e di trovare un luogo tranquillo dove aspettare la fine del conflitto. Il luogo tranquillo esiste…è San Pancrazio, una frazione del comune di Bucine, in provincia di Arezzo,  nella Val di Chiana. Qui abita la nonna paterna e a casa sua potrà aspettare con calma lo scorrere degli eventi…qui potrà sopravvivere. 

Di Karl non sappiamo nulla, nemmeno quale fosse davvero il suo nome. Sappiamo solo che era un soldato tedesco appartenente alla Divisione Paracadutisti Corazzati “Hermann Goering”.

La “Goering” è una divisione d’ elite della Luftwaffe. Ha combattuto con valore in Africa del Nord, in Sicilia e in Italia Meridionale. I suoi soldati sono duri e coraggiosi, dei veri e propri mastini della guerra. Sono stati loro a salvare le forze dell’Asse dalla catastrofe in Sicilia nell’estate del 1943, riuscendo a rallentare l’avanzata Alleata ed a permettere il ripiegamento di migliaia di soldati italo-tedeschi oltre lo Stretto di Messina. Sono stati i mastini della “Hermann Goering” ad opporsi con eroismo alle truppe anglo americane a Salerno, sulla Linea Gustav, ad Anzio e Cassino.

Sarebbero soldati del cui valore ogni Nazione potrebbe essere giustamente orgogliosa, se ogni loro passo in Italia non fosse macchiato dalla vergogna dei crimini di guerra. Il primo avviene tra l’ 11 ed il 13 Agosto 1943 a Castiglione di Sicilia in provincia di Catania, quando i soldati della “Goering” massacrano 16 civili e ne feriscono altri 20 prima di saccheggiare il paese e bruciarne le case. Non si sapranno mai i motivi di questa strage (per la quale nessuno ha mai pagato), avvenuta in un momento in cui Italia e Germania sono ancora alleate, ma che fa piazza pulita delle perverse e ignobili tesi sostenute da coloro che ancora oggi, contro ogni evidenza storica, sostengono la legittimità delle rappresaglie tedesche.

Ma il massacro prosegue. E’ come se ogni atto di valore compiuto dall’unità dovesse essere coscientemente disonorato dai suoi stessi soldati. E’ una scia di sangue innocente che percorre l’intera Italia Centro Meridionale: un itinerario di orrore.

Chi è il caporale Karl?

Certo non un ragazzo appena arrivato al fronte. Le reclute ventenni delle Forze Armate provengono dalla Gioventù Hitleriana, ragazzini la cui mente è stata indottrinata e distorta dal regime che li ha plagiati e trasformati in gelide macchine di morte  che vedono in Adolf Hitler un dio e per i quali la vita di un uomo, di una donna o di un bambino o addirittura la propria non conta nulla, se percepita come ostacolo al Reich Millenario. Come disse un ex ragazzo della Hitlerjugend, sessant’anni dopo la fine della guerra “Ci avevano insegnato a morire per la Germania, non a vivere per lei”.

No. Preferisco pensare ad un veterano come quelli magistralmente descritti da Sven Hassel nei suoi libri. Il soldato duro, coraggioso, spietato, che non combatte più per la Bandiera ma solo per i propri compagni ed il cui unico pensiero è ritornare a casa, a tutti costi, ma che non riesce a dimenticare la propria umanità, a costo di crollare psicologicamente.

Sicuramente si è battuto a Cassino, il più atroce ed inutile mattatoio sul fronte italiano, e ad Anzio. Dopo di allora ha partecipato alla ritirata verso il Nord, verso quella che diventerà la Linea Gotica, battendosi quasi metro per metro contro gli Alleati ed i partigiani.

Sono questi ultimi i nemici che la mentalità militare tedesca non riesce a comprendere, non potendo accettare l’esistenza di civili che prendono le armi per difendersi dall’invasore. Non è una cosa inventata da Hitler: già nell’agosto del 1914 vi sono stati centinaia di civili belgi sterminati dall’esercito del Kaiser Guglielmo, solo perché in alcune case sono stati rinvenuti dei vecchi schioppi da caccia. Le armate di Hitler applicano questa antica mentalità su vasta scala, assassinando centinaia di migliaia di civili in tutta Europa soltanto perché nei pressi di un certo villaggio sono stati uccisi o feriti uno o più soldati tedeschi oppure soltanto perché gli abitanti di un determinato paese sono sospettati di fornire appoggio alla Resistenza.

La “ Hermann Goering” è una zelante esecutrice di queste rappresaglie, ma alcuni tra i suoi soldati non riescono ad accettare lo sterminio dei civili. Anche se odiano i partigiani, i “banditen”, nessuno può uccidere un bambino e riuscire a conservare la propria umanità.

Anche Karl ha partecipato ai plotoni di esecuzione? Sicuramente sì. Probabilmente odiando sé stesso e ciò che lo hanno costretto a fare, ma ha dovuto farlo, uscendone però ogni giorno di più psicologicamente distrutto. Fino all’epilogo. Fino a quel 29 Giugno a Civitella in Val di Chiana. 

L’innesco avviene il 18 Giugno nel circolo ricreativo di Civitella in Val di Chiana, dove quattro soldati della “Goering” in libera uscita si sono fermati a bere un bicchiere di vino. Nel locale entrano alcuni partigiani di una formazione locale e ne scaturisce una sparatoria che costa la vita a due soldati tedeschi (un terzo morirà nei giorni successivi).

A Civitella e nei paesi vicini gli abitanti si nascondono nelle campagne per sfuggire l’inevitabile rappresaglia tedesca e in molti non vi fanno ritorno per giorni tanto che, quando gli ufficiali della “Goering” entrano a Civitella, trovano il paese quasi deserto.

Gli ufficiali rassicurano il podestà ed il parroco. I paesani tornino pure alle loro case. I soldati tedeschi si sono scontrati con i “banditen” e li hanno sbaragliati quindi, visto che questi sono stati duramente puniti, non c’è bisogno di punire i bravi cittadini di Civitella e dei paesi vicini.

Gli abitanti quindi ritornano a casa, ai loro campi, alle loro botteghe, alla loro vita. Anche questa è passata, pensano tutti. Lo pensa certo anche Danilo, mentre insieme al fratello Fulgerio si guadagna da vivere lavorando in campagna.

Invece no.

Le rassicurazioni degli ufficiali tedeschi in realtà sono una trappola. Civitella e i vicini paesi di San Pancrazio di Bucine e Cornia sono già morti e non lo sanno. Bisogna terrorizzare i civili e impedire loro di appoggiare la Resistenza. 

Durante la notte del 29 Giugno i tedeschi circondano Civitella, San Pancrazio e la vicina Cornia poi la mattina avanzano verso i tre paesi e, ad ogni passo sentono sempre più vicine le preghiere dei fedeli nelle chiese, le risate dei bambini, le grida di marito e moglie che stanno litigando in una casa alla periferia del paese, il pianto di un bimbo neonato…è un mondo che sta per essere cancellato per sempre. 

Gli uomini della “Goering” irrompono nella chiesa di Civitella durante la Messa e con una ferocia inaudita trascinano fuori i fedeli poi iniziano a separare gli uomini dalle donne ed i bambini. La gente forse pensa che vogliano portare gli uomini ai lavori forzati, dopotutto non c’è motivo per la rappresaglia…lo hanno detto loro stessi giorni fa, no?  …. Aspetta…ma perché stanno indossando quei grembiuli bianchi da macellaio?

I grembiuli, presi nelle cucine della Divisione, servono a non sporcare di sangue e materia cerebrale le belle uniformi da combattimento dei soldati della “Goering”  che ora uccidono gli ostaggi a gruppi di cinque, con un colpo alla nuca. Muoiono in tanti. Muore anche l’arciprete di Civitella, don Alcide Lazzeri,  che si sacrifica volontariamente insieme ai propri compaesani. Si salvano solo un giovane seminarista, che riesce a fuggire e un giovane padre con la propria piccola figlia che viene fatto scappare da un soldato tedesco. E’ Karl, quel soldato? Forse, ma io spero di no. Mi piace pensare che altri militari abbiano ricordato di essere Uomini quel 29 Giugno 1944.

Ma è quel giorno che Karl risponde “No!” all’ordine di uccidere dei civili indifesi. Il suo ufficiale non può permettere che i suoi soldati si ricordino di essere Uomini, di possedere un’anima ed una coscienza e gli spara lì, in quella piazza così lontana da casa. Il sangue di Karl si mescola sul selciato con quello delle tante vittime civili di quel giorno. 

Danilo estrae il tesserino di cartone verde con la scritta POLIZIA REPUBBLICANA, sventolandolo davanti alla faccia di un sottufficiale  e dice in un tedesco raffazzonato di essere un poliziotto, che lì a San Pancrazio sono tutti amici dei valorosi camerati tedeschi, che non c’è nessun “bandito”, che… il colpo di calcio del fucile che riceve allo stomaco lo fa cadere a terra, raggomitolato quasi in posizione fetale, incapace di respirare. Il sottufficiale della “Goering” sorride divertito mentre Fulgerio si china sul fratello. “Macaroni – gli dice in buon italiano – o alzi il culo oppure ti ammazzo qui, subito!”

Danilo, il fratello e altri cinquanta ostaggi, compresi i sacerdoti di San Pancrazio vengono rinchiusi nelle cantine del Palazzo dei Podestà, mentre i soldati saccheggiano il paese.

E’ nelle cantine,  dopo un tempo che agli ostaggi sembra interminabile,  irrompono i tedeschi ormai completamente ubriachi. I sacerdoti riescono ad impartire l’assoluzione a tutti gli ostaggi, appena pochi istanti prima del crepitare delle armi. Muoiono tutti e cinquantacinque.

Poi sui corpi di Danilo, del fratello e di tutte quelle povere vittime gli assassini versano la benzina e danno loro fuoco. 

230 persone vennero massacrate a  Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio di Bucine, quel giorno. Duecentotrenta vittime che non hanno mai avuto Giustizia dagli uomini.

Oggi i loro assassini ancora in vita hanno più di ottant’anni e vivono in Germania ed Austria, membri rispettati delle loro comunità. Forse pensano che quell’orribile 29 Giugno sia stato necessario e giustificato da presunte leggi di guerra o forse hanno finalmente ascoltato la loro coscienza.

Ma se ancora oggi ricordano, sentiranno sino al loro ultimo istante le urla dei morenti, il crepitare delle raffiche, le implorazioni degli ostaggi, i pianti delle donne e dei bambini. E l’urlo finale di Karl, con il quale il loro antico commilitone riconquistò la propria anima.

(per la redazione di Cadutipolizia.it )