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Quanto vale la vita di un Poliziotto?
-  Di Gabriella Vitali -

Se non fosse un termine abusato, e peraltro di cattivo gusto, verrebbe proprio la tentazione di titolare questa breve riflessione “…e la mattanza continua”. Sì perché, al di là dell’indecoroso accostamento alla strage dei tonni, uccisi con un crudele e millenario rituale, siamo ormai costretti ad assistere al folle reiterarsi delle morti assurde di nostri uomini e donne in divisa, massacrati con becera superficialità e criminale indifferenza. Pochi giorni fa, il Vice Sovrintendente Mauro Giovannini, 37 anni, in servizio presso la Sezione Polizia Stradale di Bologna, è stato investito, mentre scortava i corridori della “Coppi e Bartali”, in Emilia-Romagna. Era in moto, “bandiera rossa” in coda al gruppo, quando si è scontrato con un’auto che viaggiava in senso inverso. Nell’impatto violento, la moto ha preso fuoco. Il poliziotto, trasportato con l’elicottero di soccorso all’ospedale di Baggiovara di Modena e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico alla testa, è deceduto. Cinque anni fa, sempre durante una corsa ciclistica per dilettanti nell’imolese, il Sovrintendente Pierluigi Giovagnoli, della Polizia Stradale di Forlì, precedendo in moto la corsa, morì per lo scontro frontale con un furgone, guidato da un ubriaco. Una sola domanda, nell’apprendere che la corsa, durante la quale è morto Mauro Giovannini, è proseguita secondo il programma previsto: perché? Perché si è continuato a correre ancora per quattro giri, mentre i medici lottavano per strappare alla morte una vita irrimediabilmente spezzata? E cosa importava al pubblico di quella persona, che giaceva altrove, e della quale aveva tutt’al più davanti agli occhi solo la macabra immagine di un paio di stivali della stradale abbandonati sull’asfalto? Un’immagine trasmessa con calcolato cinismo dalla macchina inflessibile della televisione, cui interessa unicamente lo spettacolo. E lo spettacolo doveva comunque continuare. Perché non si è usato anche per il Vice Sovrintendente Mauro Giovannini, 37 anni, lo stesso riguardo posto in atto la domenica successiva, allorché la partita fu sospesa per la morte di un tifoso, investito dal pullman della squadra avversaria in un’area di servizio autostradale? Una gara ciclistica, viene da chiedersi, ha forse regole più dure di quelle in uso nel calcio? I tifosi delle due ruote sono più cinici di quelli del pallone? No, niente di tutto questo. Ci viene in mente solo un’altra tremenda spiegazione, che non vogliamo accettare: un poliziotto impegnato per la sicurezza di tutti, steso sull’asfalto, vale davvero poco, anzi non vale nulla e non merita dunque la stessa umana pietà delle altre vittime civili… 

(per il sito ASAPS Gabriella Vitali)