«Premiamo chi ha dato la vita
per la giustizia»
Iniziativa della vedova del maresciallo
D'Andrea A Treviglio il riconoscimento a quattro
agenti
(da "L'Eco di Bergamo del 7
Febbraio 2007)

Treviglio «Quando ho amaramente constatato che in
questo nostro Paese stava crescendo la strana
tendenza di coccolare i delinquenti, gli
assassini, quasi fossero da commiserare più delle
loro vittime, mi sono sentita ribollire dentro e
non ho più smesso di promuovere momenti,
iniziative e occasioni per ricordare coloro che
sono caduti sotto il piombo della malavita: uomini
delle forze dell'ordine, politici, sindacalisti,
magistrati». Così si è sfogata la signora
Gabriella Vitali, vedova del maresciallo di
polizia Luigi D'Andrea che il 6 febbraio 1977 fu
ucciso assieme al collega Renato Barborini col
quale stava facendo un servizio di pattuglia
sull'autostrada A4 nei pressi del casello di
Dalmine.
Tra gli autori dell'eccidio anche Renato
Vallanzasca, allora a capo della Comasina, la
famigerata banda di criminali che seminavano
terrore e morte in Lombardia e non solo. Gabriella
Vitali ha parlato di fronte ad una folta platea
tra rappresentanti delle forze dell'ordine,
consiglieri regionali e semplici cittadini, con il
prefetto di Bergamo Camillo Andrena che ha portato
il suo plauso alla serata, mentre per Treviglio
era presente il sindaco Ariella Borghi.
L'auditorium della Cassa Rurale di Treviglio nel
trentunesimo anniversario del doppio delitto di
Dalmine ha tenuto a battesimo un premio promosso
proprio dalla vedova D'Andrea, accompagnata dalla
figlia Giovanna, andato per questa prima edizione
ai quattro componenti della polizia che hanno
creato il sito www.cadutipolizia.i
t., voluto per «ridare vita a nomi, volti,
storia ai Caduti rimasti sconosciuti ai più», come
ha affermato l'ispettore capo Fabrizio Gregorutti
in servizio a Pordenone, ideatore del sito
realizzato assieme agli altri colleghi, Michele
Rinelli in servizio a Bologna, Francesco Scinia in
servizio a Palermo, a Gianmarco Calore in servizio
a Padova, tutti premiati con medaglia d'oro del
«Premio maresciallo Luigi D'Andrea».
Appassionato l'intervento del segretario nazionale
del Sap (Sindacato autonomo di polizia), Filippo
Saltamartini che ha ricordato come l'Italia «non
sia quella della delinquenza come vorrebbero fare
apparire all'estero, ma la patria di chi crede e
si batte perché la legalità trionfi». Il sindaco
di Treviglio Borghi, che ha fatto dono a Gabriella
Vitali di una cartella contenente opere del
trevigliese Trento Longaretti, è stata esplicita:
«Non possiamo perdere l'occasione di lanciare
messaggi chiari ai nostri giovani, perché la via
della legalità diventi sempre più patrimonio di
tutti. Prenderò contatti con l'assessore alla
Cultura del nostro Comune per costruire, in
accordo con le forze dell'ordine e con le scuole,
un percorso educativo e formativo convincente».
Molto toccante la testimonianza di Ciro Pauciullo
che di Luigi D'Andrea fu compagno di corso alla
Scuola allievi guardia di pubblica sicurezza a
Caserta a metà anni Sessanta: «La custodia della
memoria di chi è caduto nel compimento del dovere,
non può essere delegata solo ai rappresentanti
delle istituzioni ma va trasmessa a tutti gli
italiani ai quali deve essere richiamato il senso
del dovere, l'abnegazione, l'eroismo o l'umile
atto di obbedienza di tanti uomini delle forze
dell'ordine caduti nell'espletamento delle
consegne ricevute. Di Luigi ho conservato un
cinturone da lui personalmente intrecciato con
pazienza durante le ore del tempo libero; l'ho
indossato poche volte, questa sera ne faccio dono
alla signora Gabriella». Ha concluso la serata la
vedova del maresciallo D'Andrea rivolgendo parole
di affetto a tutti coloro che vestono una divisa
perché chiamati a servire la nazione, i cittadini,
anche a costo dell'estremo sacrificio: «Va
ricordato che ogni atto di eroismo è un gesto
d'amore per chi rimane».
(Saverio Volpe)