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Una piccola pietra
(di Fabrizio Gregorutti)

Ieri sera la redazione di www.cadutipolizia.it si è ritrovata (tranne il buon Gianmarco, rimasto a casa prostrato dall’influenza, ma presente “virtualmente” insieme a noi)  insieme a Gabriella Vitali, alla nostra Pantera, per festeggiare con lei il conferimento al sito del Premio “Maresciallo Luigi D’Andrea” intitolato alla memoria del marito.
E’ stato il momento, dopo quasi due anni di attività del sito,  di alcuni bilanci e di considerazioni.
Quand’è toccato a me trarre alcune conclusioni, non ci sono riuscito. Troppi pensieri (e tutti insieme) si sono presentati alla mia mente ma fortunatamente gli altri amici mi hanno tratto d’impaccio.
Ma la domanda è rimasta: perché sono parte di www.cadutipolizia.i t? Che cosa mi ha portato insieme a Francesco, Michele e Gianmarco a dedicare parte del mio (nostro)  tempo libero e delle mie (nostre) fatiche e finanze a raccontare su queste pagine virtuali le storie di Uomini e Donne il cui stesso ricordo sembrava essere stato cancellato dalla Storia Ufficiale, oppure rammentato al massimo in una nota a piè di pagina come “…la scorta di…” ?
Almeno nel mio caso le risposte sono  diverse.

Da sempre sono un appassionato di Storia e, da quando ho indossato il Blu, ho sempre cercato di informarmi su cosa è la Polizia nella Storia di questa Nazione ed ho scoperto con “sorpresa” che non è solo l’astratta entità proiettata verso il futuro, come ci viene ammanito dalla retorica ministeriale, ma che invece è carne e sangue. Carne e sangue di Uomini e di Donne che, da prima ancora che Re Vittorio Emanuele II proclamasse la nascita del Regno d’Italia nel Parlamento di Torino il 17 Marzo 1861, hanno dedicato la loro stessa vita a questa Nazione. Scorrendo le pagine dei libri e dei giornali d’epoca ho scoperto le loro storie ed ho avuto il privilegio di conoscere una parte della Storia della mia Patria, vissuta non dai personaggi immortalati nel bronzo che svetta nelle nostre piazze e nel marmo delle targhe stradali, ma da coloro che umilmente ed in silenzio cercano di rimettere ordine in un mondo non sempre perfetto.
Molti di quegli Uomini e Donne non sempre ci riescono ed alcuni di loro cadono nel tentativo di dare e fare qualcosa di buono per tutti noi. Sono le vittime dimenticate di una guerra pubblica ed insieme segreta che si combatte da sempre e che non avrà mai fine.
Ho cominciato quindi a seguire le vicende dei Caduti di ogni epoca, a commuovermi per il loro destino, ad inorgoglirmi perché io indossavo la loro stessa Divisa e, diciamolo francamente, anche ad indignarmi. Ad indignarmi non tanto per le loro fini, a volte atroci ed orribili. Le loro morti non mi causano rabbia ….mi lasciano una sensazione di vuoto e di perdita, anche quando si tratta di vicende lontane nel tempo. Le morti dei Poliziotti uccisi dai briganti negli anni post-unitari, dalle epidemie di colera ottocentesche, dalle  catastrofi naturali, dai bombardamenti, dai nazifascisti, dai partigiani jugoslavi, dagli incidenti stradali, da Giuliano, dai terroristi, dai banditi e dai piccoli e grandi criminali di ogni tempo mi lasciano questa sensazione perché comprendo che il Loro sacrificio non è stata solo una perdita per coloro che li hanno amati, ma per la stessa Società italiana e per il suo sviluppo di Nazione.
No, a farmi infuriare invece, è l’oblio in cui quegli Uomini e quelle Donne sono stati precipitati dopo poco tempo dalla loro scomparsa. Un oblio ingiusto ed inqualificabile, per delle persone che hanno sacrificato la loro Vita per gli Altri. Un oblio indegno, a volte interrotto da qualche lapide non sempre precisa, come quella che a Milano in Via Bellotti ricorda l’uccisione della guardia di Pubblica Sicurezza Antonio Marino, assassinato da terroristi neofascisti


"A PERENNE RICORDO
DI
ANTONIO MARINO
CADUTO PER OPERA DI FORZE EVERSIVE
IL 12 APRILE 1973
MENTRE IN SERVIZIO GARANTIVA IL RISPETTO DELLA LEGGE
NELLA LEGALITA' DEMOCRATICA E COSTITUZIONALE"

IL COMITATO PERMANENTE
PER LA DIFESA ANTIFASCISTA
DELL'ORDINE REPUBBLICANO

Non so a voi, ma a me sono frasi come questa che mi fanno infuriare, per quanto scritte con le migliori intenzioni…dov’è scritto che Antonio era un Poliziotto? Anche un postino e tranviere, professioni altrettanto nobili e rispettabili quanto quella di un Agente di Polizia, a modo loro garantiscono la legalità democratica con il proprio servizio….che cos’è, al Comitato Permanente erano un po’ perplessi (uso di proposito un eufemismo) a intitolare una lapide ad un Poliziotto Caduto in difesa di TUTTA la Società e non solo di una parte politica?

Oblio e memoria a senso unico…ecco  due dei principali motivi che all’epoca mi fecero infuriare e che mi fecero pensare che si sarebbe dovuto creare qualcosa per ricordare Coloro che avevano donato la loro Vita al Paese. Vi furono altri motivi, non ultimo il ricordo di due Colleghi (uno quasi un fratello) che non erano mai più tornati a casa, al termine del turno.

Poi qui, sulle pagine di Poliziotti.it, incontrai Francesco, Michele e Gianmarco e ci trovammo immediatamente in sintonia. Attraverso percorsi diversi eravamo giunti alle stesse conclusioni: dovevamo ricordare quegli Uomini e quelle Donne, dovevamo cercare di strapparli all’oblio e alla memoria a senso unico, dovevamo tentare, per quanto possibile, di farli ritornare carne e sangue e un sito internet, un monumento virtuale come questo ci sembrò la cosa migliore per riportare in vita nomi, volti e storie dei Caduti.

Cadutipolizia.it nacque così, da una piccola pietra portata da ciascuno di noi.