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"Che non se ne parli più..."

Cali il Sipario, e non se ne parli più: media, opinione pubblica, istituzioni raffreddano il più possibile le emozioni di dolore, rabbia, sconcerto e indignazione con celerità impressionante.  Il tempo che la nuda terra si posi sulle spoglie mortali dei nostri colleghi è più che sufficiente per fare in modo che gli italiani tornino a parlare di “Scandali” per cui siamo solo capaci di fare accesa polemica senza mai arrivare a soluzioni risolutive, uniche e complete. Accade così per ogni cosa, da sempre, dalle origini della nostra Repubblica e non posso non farmi venire alla mente il grandissimo cantautore De andrè che in pochissime righe riassumeva la nostra patria:

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignità.”

Pasquale Cafiero, quella Guardia carceraria dal ’53, ironia della musica un “Collega”,  aveva capito tutto della indole solamente Italiana di gestire le situazioni,  e ancora oggi, nonostante questi versi siano stati scritti nel 1990, nulla è cambiato e probabilmente nulla cambierà ancora per troppo tempo. L’imperativo è : “che non se ne parli più!!”, che si nascondano certe cronache, che si faccia di tutto per non parlarne; non riesco a non associare, ad esempio, la scelta logistica del nostro Sacrario all’interno di una caserma alla voglia di “Dimenticare&Nascondere”, celato da quelle mura di cinta agli occhi dei cittadini, dei parenti, alle volte degli stessi colleghi, che nemmeno sanno dell’esistenza di un luogo tragicamente meraviglioso e ricco di una umanità inimmaginabile. Da questa consapevolezza nasce il lavoro di ricerca e ricostruzione storica della storia della Polizia di Stato attraverso le gesta eroiche dei nostri caduti, dalla certezza che troppe sono le componenti politiche, umane e materiali che fanno parte della cultura del nostro paese che vogliono ricordarsi di noi solo per il tempo strettamente necessario a tumulare i nostri caduti; per noi però che viviamo quotidianamente la strada senza pensare minimamente di essere eroi, a noi questo non sta affatto bene, a noi non piace sentirci ogni giorno sempre più abbandonati al nostro destino, a noi uomini in giacca blu non piace essere considerati solo nel momento tragico della morte per mano assassina o per incidente sul lavoro – non veniamo considerati nemmeno nelle “Morti Bianche”-, non possiamo accettare in silenzio le vuote parole di un ministro o di un capo, non possiamo ricordarci dei nostri morti solo alle cerimonie o alle ricorrenze, ai nostri morti dovrebbero pensarci quotidianamente in parlamento, con leggi e strumenti materiali di cui dotarci.  Non può non esserci qualcuno che pensi a noi, quelle persone che sono più sicure anche grazie alla nostra e insostituibile presenza in ogni loro spostamento quotidiano; diversi sono i caduti delle forze dell’ordine periti per difendere la democrazia e la possibilità di esprimere liberamente un pensiero politico; ma in molti di loro, nonostante vi siano ad oggi anche nostri “EX colleghi” su quegli scranni, nessuno pare voler fare nulla per “Difendere i Difensori”(uno slogan dimenticato da più di qualcuno è evidente) , per rendere il nostro lavoro meno rischioso e più tutelato; forse la vita di un poliziotto vale davvero nulla nei confronti dei soliti benpensanti che della nostra divisa, nei secoli, hanno fatto davvero scempio. Noi non dimentichiamo, non nascondiamo le oltre 2.500 vittime della nostra “Famiglia” dalla fulgida e gloriosa storia, non dimentichiamo gli eroi silenziosi racchiusi in queste pagine, dobbiamo ricordare a chi si “Onora” di Comandarci e Gestirci che siamo uomini e che non possiamo morire per la loro indifferenza, la loro incapacità o più semplicemente perché, politicamente, è meglio uno sbirro morto di uno che, eventualmente, si può difendere facendo anche del male al proprio antagonista.

Così non si può andare avanti…non possiamo scordarci di loro, è un dovere civico e morale.

(per la redazione di cadutipolizia.it Michele Rinelli)