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I Numeri di una….”Vergogna”

di Michele Rinelli

Dicembre, tempi di bilanci, previsioni, rendiconti, statistiche; in questi tre anni non ci siamo mai avventurati nella disamina dei dati statistici, i nostri numeri sono spesso negativi e luttuosi; alle volte ci si sente un pò come dei becchini e non di rado mi capita di essere simpaticamente additato come tale  dai colleghi a me più vicini in maniera ironica e sempre scherzosa.

Nonostante questo proviamo comunque a lanciarci a dare qualche dato, qualche numero da questo muro della “Vergogna” che ancora in troppi si ostinano a voler colpevolmente ignorare.

Ad oggi abbiamo censito 1877 Caduti della Polizia Italiana a fronte di una cifra per difetto stimata dall’Ufficio Storico della Polizia di Stato di 2523, cifra che in base alle nostre stime riusciremo a sforare abbondantemente in quanto le ricerche condotte da noi oltre ad essere estremamente lente e meticolose, senza scadenze da rispettare, danno l’opportunità di essere particolarmente concentrate in un unico ambito senza la possibilità di essere in alcun modo distolti su altri settori; ringraziamo per questo il team di colleghi che lavorano presso l’Ufficio Storico della Polizia di Stato i quali spesso ci aiutano nella stesura e nel reperimento delle fonti storiche; colleghi dei quali ci fregiamo di poter considerare amici e profondi conoscitori della storia della nostra amata Polizia e che di più dovrebbero essere aiutati e stimolati nell’importante lavoro che svolgono ogni giorno per non far perdere le nostre radici storiche e culturali di istituzione. Le visite giornaliere si attestano su una media di 90-100, concentrandosi in particolar modo nella metà della settimana e non mancano gli accessi da parte di reti “istituzionali” tra cui quella della Presidenza del Consiglio dei Ministri, La Presidenza della Repubblica, il Ministero dell’Interno, Il Dipartimento della Giustizia, il Ministero della Pubblica Istruzione e altri di non inferiore rilevanza che per ragioni pratiche non starò qui ad elencare. I motori di ricerca, in questi anni, ci stanno dando una forte mano ad essere conosciuti sul Web, provando a digitare la sola parola “Polizia” su Google veniamo inseriti già in seconda pagina, elemento questo che ci rende assolutamente rintracciabili e visibili agli occhi di un qualsiasi navigatore interessato al mondo che gira introno alla Pubblica Sicurezza per non parlare dello stesso Wikipedia che sin da subito ci ha inserito quale sito di riferimento per i Caduti della Polizia di Stato.

E mentre non passano giorni in cui non riceviamo sempre più attestati di stima, affetto, apprezzamento e sprono a continuare qualcuno ancora crede di doverci colpevolmente ignorare perché, forse, potremmo mettere in cattiva luce qualcuno che istituzionalmente non ha pensato prima a un lavoro di questo genere, forse qualcuno crede che vogliamo visibilità, fare i primi della classe, sfruttare l’emotività che i caduti suscitano per primeggiare o emergere all’interno di un mondo non così diverso da altre realtà lavorative.

Nessuno di noi si muove con lo spirito di primeggiare, nessuno di quei quattro folli poliziotti  ha iniziato questa iniziativa per arrivare chissà dove ne per avere pacche sulle spalle da nessuno, quei quattro poliziotti di strada pochissime volte ricevono un grazie o un bravo perché ciò che è ben fatto è dovuto e gli errori si pagano e basta; ed è proprio da questa consapevolezza che probabilmente siamo partiti e la colpevole ignoranza che ci circonda ci danneggia solo per un motivo: l’importanza della memoria.

L’ignoranza di talune testate del settore, la non curanza di talune associazioni d’arma fanno in modo che la memoria ancora viva e condivisibile vada perduta per sempre: cosa potrebbero raccontarci i colleghi in pensione o in attività ancora di servizio dei colleghi coi quali hanno condiviso una camerata, una volante, un pattuglione ai tempi del banditismo e che magari non hanno dimestichezza con internat e i computer?

Quanto di umano in più potremmo sapere dei nostri Caduti se chi in qualche modo ci “riunisce” in una lettura comune ci desse l’opportunità di far sapere che esistiamo??

Noi vogliamo parlare di uomini e solo altri uomini possono farlo con le parole semplici di chi quelle grandi persone qui raccontate le ha conosciute per trasmettere alle future generazioni che tanto usano questo mezzo di comunicazione i valori e gli uomini che hanno fatto grande un Istituzione quale è la Polizia di Stato.

Perché per la paura di fare brutta figura non dobbiamo ricevere la visibilità di certe cartacee istituzioni ??

Perché non dare importanza all’umano ricordo e all’umana memoria al posto di considerare che qualcuno potrebbe pensare che dovevano arrivare quattro sbirri di strada per celebrare anche nella rete internet gente di cui è più “giusto” dimenticarsi?

Dicembre, tempi di bilanci e di amarezza ma anche di affetto nascita e rinascita, speriamo che qualcuno un giorno voglia dare alla memoria ancora vivente la giusta importanza e visibilità che merita.

Per la Redazione Cadutipolizia: Michele Rinelli

 

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