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IL NOSTRO MILITE IGNOTO - di Gianmarco Calore - C'è un Uomo la cui storia sembra essere stata cancellata da ogni ricordo, anche il più lontano. Un Uomo per i quali esistono troppi "forse" e troppi "probabilmente". Un Uomo le cui tracce si perdono subito, ancora prima di arrivare a capire chi fosse, dove lavorasse, come è morto. Si tratta della Guardia di P.S. Gino GRANDIS, anno di decesso: 1950. Un Poliziotto - almeno così pare - la cui unica orma nel terreno impervio della Storia si trova sulla lapide dei Caduti della Polizia posta all'ingresso della Questura di Padova. Un nome, in mezzo a tanti altri di cui fortunatamente sono riuscito a ricostruire il passato, che invece risulta completamente sconosciuto. Ovunque. A tutti i livelli. Sembra il personaggio di un romanzo di Lovecraft, questo ragazzo. Di lui non c'è traccia nè al Ministero, nè all'archivio del personale dei vari Uffici decentrati; manca qualsiasi riferimento in cronaca sui giornali dell'epoca, tutti pazientemente scartabellati alla ricerca magari di un trafiletto. Niente. Il buio più totale. Chi era la Guardia di P.S. Gino GRANDIS? Qual'è stata la sua storia? Solo una flebile notizia, sottile come la tela di un ragno, fa riferimento al Raggruppamento Celere di Padova. Ma anche qui, nulla di più.... Oggi per la prima volta dopo più di un anno di ricerche su di lui ho dovuto alzare bandiera bianca: non è nel mio carattere, ma mi tocca rinunciare. Gino Grandis resterà un nome riportato su una lapide, senza una storia, senza quello spaccato di umanità che noi della Redazione dove possibile cerchiamo di dare ad ogni Caduto che inseriamo, al di là della sterile vicenda che ne ha causato la morte. L'Ufficio Storico del Ministero non trova di lui nemmeno il cartellino, quella sorta di anacronistico e arcaico sistema di ricerca che caratterizza la gestione archivistica italiana; la Prefettura di Padova non ha nessun riferimento economico, pensionistico o previdenziale a suo carico; tutti gli archivi interpellati - da quello della Direzione Interregionale a quello dell'Ospedale Militare passando addirittura attraverso l'Archivio di Stato - offrono la stessa risposta: NULLA. Ti viene da pensare che non fosse nemmeno un Poliziotto, ma che il suo nome sia scivolato inavvertitamente in qualche lista redatta con superficiale leggerezza da un distratto funzionario prefettizio, frettolosamente sollecitato dal suo "capo", magari in occasione di qualche Festa della Polizia. Allora si può solo provare ad abbozzare qualche ipotesi, basata unicamente sui testi degli articoli giornalistici dell'epoca. Ipotesi meramente intuitiva, giusto per offrire una visione storica di quegli anni. Il 1950 a Padova fu un anno di completa transizione. La guerra aveva lasciato per le strade segni ancora visibili e rancori profondi nell'animo degli uomini. Era iniziata la ricostruzione, spesso affidata alla buona volontà dei singoli che non ad un piano reale di risanamento dell'ambiente urbano. Sono diffusissimi i furti: non passa giorno che la partita "guardie e ladri" non porti dei risultati, alle volte buffi, altre volte tragici: come l'assassinio della guardia Antonio Zambello ad opera di tre ladri di galline in un'epoca in cui una gallina valeva più dell'oro; o della guardia Benigno Glicerio, ferito e travolto da alcuni ladri di camion... Sono anni difficili per tutti. Anche per i nostri ragazzi. A Padova è stato da poco fondato il 2° Raggruppamento Celere Guardie di P.S. Centrali, che dopo poco assurgerà al rango di Reparto. In esso vengono convogliate le nuove leve della Polizia Italiana. Guardie Ausiliarie spesso assunte pro - tempore con una specie di contratto a termine in attesa di un concorso per diventare effettivi; ragazzi rimasti in Polizia magari dopo essere stati assunti tramite decreti prefettizi durante gli ultimi mesi convulsi di guerra. Gino Grandis poteva benissimo essere uno di questi, un giovanotto che magari in guerra aveva combattuto eroicamente contro l'invasore tedesco; oppure che più semplicemente aveva aderito alla Pubblica Sicurezza per il bisogno di uno stipendio con cui sopravvivere. Noi non cerchiamo eroi a tutti i costi: essere Poliziotti soprattutto in quegli anni era una scelta che molto spesso prescindeva da nobili ideali tipo "cavaliere senza macchia e senza peccato". Non c'è niente di male - ma c'è tutto di umano - ad ammettere che fare il Poliziotto era soprattutto un'opportunità di lavoro, spesso unica alternativa per non diventare tu stesso un ladro di galline in tempi in cui pane e zucchero erano ancora beni di lusso affidati alle carte annonarie. Per le strade di Padova si spara ancora. Rancori politici mai sopiti, "Fascisti" contro "Partigiani", civili contro militari, ricchi contro poveri. Mesi convulsi, quelli del 1950. Fame tanta, denaro poco. Situazione politica incandescente, con i "comunisti mangia-bambini" che alzavano la cresta di fronte allo scudo crociato dei "tonaconi" cattolici: scene degne di "Don Camillo e Peppone", condite da bastonate, coltellate, schioppettate. Situazioni familiari esplosive, con la presenza di veri e propri pazzi sterminatori che per uno sguardo storto pensavano bene di condire la minestra dei propri cari con abbondanti dosi di liscivia. La cronaca ci tramanda uno spaccato sociale estremamente vario ed eterogeneo: dal ladro di bicicletta ai maxi sequestri di armi, munizioni ed esplosivi che la gente si era tenuta in casa per difendersi dai tedeschi. Il mercato nero che sopravanzava a ritmi sempre più incalzanti. Tutto supervisionato da una Questura i cui "sgherri" giravano senza sosta tra la gente, captando e censendo stati d'animo, informazioni, "soffiate"..... Un'Italia diversa da quella di oggi. E' così che muore la Guardia di P.S. Gino Grandis? Uccisa da una fucilata? Oppure caduta in uno dei tanti incidenti stradali che mietevano quotidianamente vittime tra i nostri Colleghi? Oppure in qualche servizio di ordine pubblico particolarmente cruento? Non sapremo mai nulla di tutto ciò. L'unica consapevolezza - arrivati a questo punto - è che anche la Polizia Italiana può da oggi annoverare il proprio Milite Ignoto, rappresentativo di tutti quei Poliziotti che dal 1852 sono caduti senza lasciare una traccia, neanche un nome su una lapide.
Per
la Redazione Cadutipolizia: Gianmarco Calore
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