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Ciao Eluana
(di Michele Rinelli)

Esistere è il mistero più grande che direttamente collegato al mistero della vita fa parte di questa nostra esperienza terrena. Potrebbe sembrare non opportuno discutere in questo luogo della vita, delle sue mille sfaccettature, delle forme che essa può assumere in ciascuno di noi ma è difficile non rimanere colpiti oggi dopo aver ascoltato la sentenza della Corte di Cassazione che di fatto autorizza Eluana Englaro a rinunciare definitivamente al suo corpo.

Cos’è la vita??

Ciascuno di noi penso possa dare la propria personalissima risposta a questa domanda, vivere è un misto di esperienze, emozioni, situazioni, gesti, contatti, intrecci difficilmente catalogabili e schematizzabili; potrei iniziare un lungo elenco di cosa sia la vita per me ma sarebbe assolutamente noioso e al rapido lettore di queste pagine potrebbe venir voglia di cambiare pagina. Eluana non c’è più da diverso tempo, la sua essenza di individuo, di donna, di persona non è più umanamente percepibile da oltre 10 anni ed è assolutamente legittimo chiedersi se si stia facendo morire semplicemente un corpo o si stia di fatto facendo morire anche l’essenza della persona stessa. I più radicali risponderanno certamente che dentro un corpo vi è necessariamente l’essenza della persona – l’anima-, se muore il corpo muore di conseguenza anche la possibilità di poterne riassaporare le peculiarità tipiche di quel individuo ma dopo così tanto tempo cosa potrebbe essere rimasto di Eluana?  Ammesso che le sue provate membra possano ritornare in qualche modo a rapportarsi attraverso il suo cervello con il nostro mondo che cosa davvero abbiamo regalato a Eluana?

Siamo sicuri che sia giusto regalare ad ella l’incertezza di una vita da passare in chissà quale stato di coscienza all’interno di una struttura sanitaria?

Solo mezzo secolo fa Eluana sarebbe sopravvissuta? – sappiamo bene la risposta -

C’è chi sostiene che l’alimentazione artificiale non sia da considerarsi accanimento terapeutico ma senza lo sviluppo della tecnologia nemmeno l’alimentazione artificiale sarebbe esistita e un corpo che volontariamente non riesce ad alimentarsi è destinato a soccombere senza possibilità alcuna. Vi sono situazioni e situazioni dove l’alimentazione assistita ha un senso, forse in questo caso senso non ne ha più ma ciascuno di noi valuta questo aspetto come meglio crede. Certo oggi si salvano tante vite grazie al progresso tecnologico ma alle volte grazie a questo progresso si restituiscono “Non vite”: corpi pulsanti destinati a rimanere tali privi di percepibili emozioni e, forse, privi anche della naturale essenza di loro stessi: senza cervello siamo solo un ammasso di carne e ossa. Oggi in Italia abbiamo avuto una sentenza storica che dividerà il sentimento collettivo come mai accaduto prima per la nostra cultura cristiano cattolica; da domani ci saranno reazioni sdegnate al pari di plausi, vive proteste e gesti plateali di consenso; l’Unica vera persona che dovrebbe dirci qualcosa al riguardo dovrebbe proprio essere Eluana che sappiamo bene non può più farlo dal giorno di quel maledetto incidente.

La sua giovane vita non sarebbe comunque mai più tornata, ci fanno vedere le foto di quando era bella , giovane, vitale e allegra senza però quantificare quale vita sarebbe tornata in lei se con qualche miracolosa terapia fosse riuscita a ritornare a comunicare con noi. Adesso il suo corpo avrà la libertà di morire dopo lungo tempo anche se, personalmente, ritengo che la sua anima si sia liberata di quell’”involucro” – mi si passi il crudo termine - quel giorno in cui il suo cervello ha definitivamente “staccato” la spina, si è sganciato da noi  e solo “grazie” alla tecnologia si è riusciti a preservare  un corpo già  vuoto senza lei “dentro”, sofferente e privo della sua essenza primaria: l’anima, quell’anima che  se ancora dentro di lei, dopo così lunghe sofferenze, avrebbe certamente mostrato in qualche modo la sua presenza, la sua forza e la sua voglia di tornare a riappropriarsi in qualche modo quel che di umano e materiale aveva lasciato.

Spero quindi che Eluana, ovunque essa sia ora, possa perdonare questo umano osare nel caso in cui questa sentenza sia stata la libera interpretazione errata di una società che esaspera qualsiasi cosa e che rispetta la vita umana in maniera discontinua e spesse volte ipocrita. 

Ciao Eluana  

 (per la redazione di Cadutipolizia.it Michele Rinelli 13/11/2008)