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“Viaggio nella memoria”(??)
(di Grazia Ammaturo - Tratto dalla bacheca Coisp)
Era il 1999 e
con sgomento mi accorsi che in uno stand di libri, collocato nell’ambito della
rassegna “ Galassia Gutenberg “ c’era il “ famoso ideologo delle B.R. “ il quale
stringeva mani e firmava autografi.
La rabbia, il dolore per quella presenza offensiva nei riguardi nostri e di
tutti i familiari delle vittime del terrorismo, spinsero me e la mia famiglia ad
uscire dal nostro consueto riserbo e a scrivere una lettera ai giornali,
chiedendo di non invitare più un simile personaggio.
Non so se quella del 1999 sia stata la prima partecipazione dell’ex brigatista
alla kermesse o se in seguito ce ne siano state altre; certo è che, solo
pensando di poterlo incontrare di nuovo, non ci ho
mai più messo piede.
Oggi apprendo che la persona in questione interverrà a Napoli ad un dibattito,
nell’ambito di Galassia Gutenberg, sulle carceri speciali, dal titolo quanto mai
stridente: “viaggio nella memoria”.
Io mi chiedo: perché?!
Fino a quando si abuserà della nostra pazienza, del nostro riserbo, del nostro
dolore?!
Perché invitare proprio lui, con tante degnissime persone presenti a Napoli, che
potrebbero discutere sull’argomento?!
Mi chiedo se ci sia una precisa volontà di tastare in questo modo il polso
dell’opinione pubblica, per verificare se i tempi siano maturi e la memoria
delle persone abbastanza corta per far sì che questi ex brigatisti tornino alla
ribalta, salgano in cattedra e si riciclino travestiti da opinionisti e pseudo
intellettuali.
Vi assicuro che i nostri polsi tremano al solo pensiero.
E’ ancor più triste, vergognoso e sconcertante che questa iniziativa, come si
evince dagli organi di
informazione, sia finanziata dalla Regione Campania, dall’Amministrazione
Provinciale e dal Comune di Napoli e sia rivolta agli studenti.
Consiglierei agli organizzatori della manifestazione di farlo davvero un “
viaggio nella memoria”, ricordando però coloro che hanno combattuto per degli
ideali e che hanno dato la vita per essi,
molte volte giovani appartenenti alle forze dell’ordine che vivevano di
stipendio, con moglie e figli a carico, loro sì veri proletari, uccisi perché
rappresentavano lo Stato e lo difendevano.
Vorrei invitare i giovani senza memoria e nessuna cognizione storica che
andranno a stringere quelle mani “ idealmente” sporche di sangue, a riflettere
davvero su chi siano i rivoluzionari: coloro che parlano di rivoluzione, o
coloro che combattono davvero, a viso aperto, e che sono stati uccisi perché
realmente avrebbero potuto cambiare questo Paese, come nel caso di mio padre,
Antonio Ammaturo Capo della Squadra Mobile napoletana.
GRAZIA AMMATURO
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