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Il sacrificio di Filippo Raciti: quando l’etica civile non può prescindere dall’onestà intellettuale

Potranno trovare forse un’ombra di conforto – ce lo auguriamo almeno, e lo diciamo con cognizione di causa, avendo purtroppo anche noi percorso questo amaro sentiero trent’anni fa - i familiari di Filippo Raciti, nella consapevolezza che la folla gremita nella Cattedrale di Catania era lì per testimoniare, commossa e costernata, la condivisione di un enorme, tremendo dolore – così come altrettanto enorme e tremenda era ed è la rabbia – per l’ennesimo assassinio, consumato nel più totale disprezzo della vita umana e delle più elementari regole di convivenza civile. Ma non basta. Ed è certo troppo poca cosa stringersi tutti attorno ad un feretro d’Eroe, perchè chi dà la vita per il bene comune, per la serena convivenza, per la legalità, altri non è, se non un Eroe. Non basta, dicevamo. E anzi, guai se noi cittadini in primo luogo, e con noi le Istituzioni, ci sentissimo la coscienza a posto per avere... provato tanta sofferenza e tanta rabbia e credessimo che la nostra quota di dolore, avvertita in parte sulla nostra pelle, fosse già lo scotto sufficiente per sentirci poi a posto; per ritenere di avere assorto ogni nostro obbligo e debito nei confronti di una realtà quotidiana ormai invece talmente scandalosa da gridare vendetta al cospetto di Dio, come si direbbe usando una frase biblica. Guai a noi se, pagato il nostro tributo di dolore e di amarezza – quasi ci alleggerissimo, in fondo, con un salasso dovuto, dell’eccessivo carico di pressione venosa e potessimo quindi riprendere il nostro trantran quotidiano, allontanando il pericolo di un insulto cardiocircolatorio - guai se avessimo la dabbenaggine di mettere a tacere il nostro sdegno e la nostra condanna, materializzando le colpe sui cosiddetti soliti imbecilli, o sul presunto – e fin troppo comodo - disagio giovanile, che sfocia in episodi di violenza incontrollata. Basta con queste frottole, basta con queste panzane che ci consentono di ingannare e frodare in primo luogo noi stessi, che ci danno l’illusione di acquistare due nefande merci al prezzo di una, di esorcizzare i timori catalizzandoli in estemporanei casi patologici, frutto di vera e propria follia bestiale, e contestualmente in qualche modo assolverne gli attori, stemprando le loro responsabilità oggettive in altre più confuse, fasulle e pretestuose responsabilità, non riconducibili alla fine ad alcun nome e ad alcun volto, oltre quello dell’esecutore materiale del misfatto, quando se mai venisse preso e incriminato. Ma dietro questi delinquenti spiccioli, dietro a queste belve la cui barbarie è pari solo all’oceanico squallore di una povertà di valori umani, morali e civili - che prescinde da qualsiasi eventuale ceto sociale d’appartenenza, anche economicamente agiato, o più che agiato - si nasconde l’aridità e la vigliaccheria di modelli pseudoculturali oggi dilaganti: modelli promossi e divulgati dal codice sempre più becero dei mass-media, modelli incoraggiati dalla cinica connivenza di gruppi d’interesse e di potere, modelli foraggiati da complessi disegni di criminalità comune e di criminalità politica tout court. Finiamola di fingere: gli ultras, la famigerata curva, ormai lo sanno tutti, sono solo strumenti in mano a burattinai che non è difficile individuare nella malavita comune e in quelle frange pseudopolitiche – in quei no globals, in quei disobbedienti, che impunemente siedono al governo - votate a scardinare l’ordine costituito e a foraggiare il caos, da cui si prefiggono di trarre vantaggio. E dunque, prima ancora dell’obbligo di sdegnarci, abbiamo quello di reagire! Per la prima volta forse in tanti informali appunti che ci siamo trovati a scrivere su questa rubrica, vogliamo dare priorità non all’obbligo di coerenza civile, ma a quello di onestà intellettuale con noi stessi! Solo così potremo trovare il coraggio di guardare in faccia Alessio, il figlio più piccolo dell'Ispettore Raciti, che durante il funerale ha indossato una piccola uniforme della Polizia con i gradi del padre e quando si è avvicinata la bara del genitore è scattato sull'attenti portando la mano destra sulla visiera del cappello da Poliziotto.(Gabriella Vitali)