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NASCITA DI UNA NAZIONE
14 Luglio 1860 - La morte di Felice Conti, primo caduto ufficiale della Polizia Italiana Quando capisci che il collega è rimasto isolato sotto il fuoco dei banditi che hanno assaltato la diligenza, decidi di fare qualcosa. Con un rapido sguardo spazi dalla fattoria semi diroccata dove si sono rifugiati i banditi, alla striscia di alberi ed al fosso che costeggiano la strada polverosa che porta in città e alla diligenza ferma in mezzo alla polvere con la pariglia di cavalli uccisi dal fuoco incrociato di banditi e Uomini della Legge, al piccolo carretto rovesciato ai margini della via, dietro al quale è riparato il collega e sul quale si sta abbattendo un autentico uragano di proiettili. Il ragazzo è bloccato sotto il fuoco, ma nemmeno i rapinatori possono uscire dal loro riparo, senza venire colpiti dal fuoco degli Uomini della Legge. D’istinto riesci a valutare che ce la potrai fare ad aggirare i banditi e che riuscirai a salvare il collega dal fuoco dei banditi, quindi scegli tre uomini con i quali agire. Ti accordi con il tuo Capo, che ti conosce da anni e ti rispetta e quando lui ti autorizza ricarichi velocemente il tuo moschetto da cavalleria e con gli uomini da te scelti strisci cautamente sino al fosso e al riparo del piccolo canale asciutto (Dio benedica le estati calde!) vi dirigete verso la fattoria. Nel fossato incontrate almeno una mezza dozzina di passanti che si sono rifugiati nel canale al momento della sparatoria e, a bassa voce, mentre percorrete l’alveo li invitate a restare al riparo ( “ Giù la testa, c***o!”). Quando sentite il fragore più intenso degli spari comprendete che state costeggiando il riparo dei banditi, ma proseguite al riparo ancora per qualche decina di metri poi vi fermate. Allora, sporgendoti molto cautamente dal bordo del fossato agiti il moschetto in aria, in modo che i colleghi in fondo alla strada ti vedano e che ti coprano spostando il tiro in un’altra direzione…poi, dopo qualche istante, esci dal riparo e attraversi la strada con la velocità di una scheggia, superi con un balzo il basso muro di cinta della fattoria abbandonata, raggiungi l’edificio e inizi a strisciare rasente il muro, verso la porta. Hai la bocca asciutta, ma non hai paura. Affronti la morte da sempre, da quando eri poco più di un bambino, infagottato in un pastrano militare più grande di te e armato di fucile e baionetta ti scontravi con il nemico sul campo di battaglia. Anche oggi, come allora, stai servendo il tuo Paese. Ora siete accanto alla porta della fattoria e gli spari provenienti dall’interno sembrano far tremare le pareti dell’antico edificio. Mormori “Uno…due… TRE!”, inspiri poi con un potente calcio sfondi la porta e seguito dai tuoi colleghi ti precipiti all’interno. Davanti a te c’è uno dei banditi che sta ricaricando la sua pistola. Ti guarda basito, come se tu fossi un indiano pellerossa spuntato all’improvviso dal nulla. Prima che si riprenda dalla sorpresa gli sferri un violentissimo colpo al volto con il calcio del tuo moschetto, un colpo così terribile che senti distintamente la mascella del criminale frantumarsi nell’impatto e vedi almeno un dente volare dalla bocca semi aperta. Un secondo rapinatore rimane paralizzato dallo stupore poi getta a terra le pistole strillando istericamente “Non mi ammazzate, per carità non mi ammazzate!” prima di venire bloccato da uno dei colleghi. Ma ci sono almeno altri due banditi ancora liberi e la fattoria si trasforma in un inferno. Altri spari, altre detonazioni. Urla, atroci bestemmie. Spari contro uno dei banditi, ma questi riesce ad uscire da una finestra del piano terra ed a fuggire verso la boscaglia. Getti il moschetto e impugnando la tua rivoltella lo insegui. I tuoi polmoni sembrano esplodere. Il cuore pompa impetuoso. Ma tu hai il tuo bersaglio di fronte a te e nulla ha più importanza. Lo hai riconosciuto. E’ il capo dei banditi, è un assassino, una belva spietata. Non puoi lasciarlo fuggire, non dopo tutto il male che ha fatto. Attraversi la boscaglia correndo, guadagnando terreno sul bandito, sino a che non uscite all’aperto ed è allora che il cuore ti si ferma in gola per l’orrore. Alcuni contadini, richiamati dalle detonazioni della sparatoria, hanno abbandonato il lavoro dei campi e incuriositi si sono avvicinati alla boscaglia ed alla strada. Tra loro un bambino di forse 10 anni che il capo dei banditi afferra per il collo, puntandogli la rivoltella alla testa. “Butta la pistola o l’ammazzo!” strilla il bandito, indietreggiando verso il campo. “Lascialo!” urli. Potresti sparare, ma temi di colpire il ragazzino. Ha l’età di tua figlia. Ha gli occhi della tua bambina. “BUTTALA!” urla il bandito, alzando il cane esterno della pistola che preme alla tempia del bambino. Lo ucciderà. Hai già visto alcune delle vittime di quel mostro e che cosa ne è rimasto. Sa bene che lo aspetta la forca per i suoi delitti e non avrà paura di togliere la vita a un bambino…ad un altro bambino. Guardi gli occhi del piccolo contadino, sgranati dal terrore e decidi. I colleghi arriveranno tra poco, dopotutto, e il criminale non avrà scampo. Nel frattempo è meglio che il bambino non venga coinvolto. Lasci cadere la pistola sull’erba bruciata dal sole e, rivolto al bandito “L’ho buttata, adesso…” Non riesci a terminare la frase. Il pesante proiettile che ti colpisce all’addome ti scaraventa al suolo con la forza di un maglio. “Oh, Dio no…” mormori riprendendo faticosamente fiato, quando ti rendi conto che ti ha preso allo stomaco, una ferita che non lascia scampo. Cerchi di tamponarti la ferita con un fazzoletto che hai estratto dalla tasca, mentre il rumore degli spari si allontana e arrivano i primi colleghi che si chinano su di te, pallidi e sconvolti. “Tranquillo, te la caverai…” mormorano, sapendo di mentire. Il tuo Capo urla a qualcuno, forse ai contadini “Un carro! Dobbiamo portarlo in città!” Mentre i colleghi ti sollevano e ti trasportano verso un punto che non puoi vedere, per un attimo riesci a vedere il bambino che era stato ostaggio del bandito mentre abbraccia la madre piangendo disperatamente. E’ salvo, pensi e riesci a sorridere debolmente. Poi senti una spaventosa fitta di dolore al ventre e premendo il fazzoletto sulla ferita mormori “Oh Dio no…oh mio Dio, no!” La strada polverosa dove si svolge la sparatoria che abbiamo descritto (con un po’ di libertà) non si trova in Arizona e non porta alle città di Tucson o Tombstone. L’Uomo della Legge che affronta coraggiosamente i rapinatori della diligenza non è uno sceriffo o un marshall del Far West o un Ranger del Texas. La strada ora si chiama Via Ripamonti ed è una delle vie più trafficate di Milano. L’Uomo della Legge si chiama Felice Conti ed è una Guardia di Pubblica Sicurezza della Questura di Milano. Felice Conti ha 47 anni e una figlia bambina. Da giovane ha combattuto nel Regio Esercito del Regno di Sardegna durante le Guerre d’Indipendenza ed è stato un soldato molto apprezzato per il suo eroismo e la sua integrità. Probabilmente è stato uno dei primi agenti arruolati quando è stato formato il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1852, di certo è diventato rapidamente un Poliziotto molto stimato e, quando il 18 Luglio 1860 muore per la ferita subita quattro giorni prima in quella che oggi è via Ripamonti, il cordoglio per la morte della Guardia Felice Conti è tale che il suo diventa il funerale di un Eroe nazionale, seguito da una scorta d’onore e da migliaia di milanesi. Felice Conti è il Primo Caduto noto della Polizia Italiana. Una Polizia che in quei primi anni dell’Unità affronta l’inferno. Centinaia di agenti muoiono al Servizio di una Patria giovane e ancora gracile. Cadono nei conflitti a fuoco con le bande di criminali del Nord e del Sud della Penisola, nelle insurrezioni di piazza e nelle rivolte che a scadenza quasi mensile minacciano di travolgere la fragile ed imperfetta Unità appena raggiunta e di precipitare la nuova Nazione all’Età della Pietra. Muoiono in quella che forse è la prima guerra civile italiana, la lotta al brigantaggio del 1860-65, durante le sparatorie ma anche sotto le atroci torture inflitte loro dai briganti che li hanno catturati. Cadono durante il soccorso alle vittime delle spaventose epidemie di colera che ciclicamente, sino alla fine dell’800, falciano migliaia di persone in tutto il Paese e soccorrendo le vittime delle catastrofi naturali che allora come oggi devastano l’intera Penisola. Le Guardie di Pubblica Sicurezza del Regno d’Italia cadono, ma non si arrendono. Sono reduci delle guerre d’Indipendenza e delle Polizie e delle altre Gendarmerie degli altri Regni pre Unitari, sono dei patrioti viscerali che credono soltanto nella Trinità formata da Dio, Re e Patria e che affrontano rischi inconcepibili per un Poliziotto moderno. Sono uomini duri, violenti e a volte spietati in un’ epoca dura, violenta e spietata quanto loro. Sono pagati poco ed a volte qualcuno di loro si piega, ma nessuno riesce a spezzarli. Sono gli Eroi sconosciuti della nascita di una Nazione. Sono i primi Poliziotti Italiani. (per la Redazione di Cadutipolizia.it Fabrizio Gregorutti)
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