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Che il rispetto non ammicchi a una moda
Qualcosa si muove, almeno così voglio crederlo, da inguaribile ottimista
quale sono e quale è necessario sia chiunque lotta per degli ideali. Perché
non potresti vivere, mettendo in gioco tutta te stessa e ricominciando a
combattere ogni mattina, dopo l’ennesima sconfitta, dopo l’ennesima
frustrazione, se dentro il tuo cuore non ardesse un ottimismo che è quel
fuoco potente, che nessuno estinguerà mai e che ti aiuta a vedere oltre, più
in là, molto più avanti, ad individuare i traguardi pur in mezzo alle nebbie
più fitte. Ma l’ottimismo, attenzione, non va mai scambiato con l’ingenua
rassegnazione e con la maldestra attitudine a lasciarsi ingannare e a vedere
positivo, ciò che, in realtà, positivo non è. Qualcosa si muove, dicevo, ed
una sorta di maggiore attenzione sembra si stia davvero risvegliando attorno
ai valori etici e al rispetto di chi, questi valori, si è battuto per farli
rispettare, anche con l’estremo sacrificio della vita. In Lombardia il
giorno della Memoria per i Caduti della Forze dell’Ordine è oggi una legge
regionale, altrove qualcuno sta facendo altrettanto. Presto, forse, la
stessa cosa varrà anche a livello nazionale. Ci sono tutti i presupposti.
Qua e là, amministrazioni comunali o provinciali dedicano un monumento, o
una targa, o una via, a qualcuno degli Eroi, caduti per noi, per la nostra
democrazia e per la nostra libertà, difendendoli, difendendoci, da qualsiasi
nemico, sia esso la delinquenza ordinaria, sia quella politica. Ci sono
tutti i presupposti, dicevo, anche perché – purtroppo – per l’ennesima
volta, è stato necessario che l’arrogante delinquenza rialzasse la cresta,
prima che tornassero a spaventarsi quei “signori” che già avevano scambiato
la quiete apparente degli scorsi anni con lo scampato – definitivamente
scampato – pericolo. E così il riapparire di fenomeni vergognosi come le
sedicenti brigate rosse, o nuova posizione, ha richiamato bruscamente alla
realtà quanti starnazzavano di una pace sociale e civile ormai consolidata e
in nome di questa illusione, o aperta menzogna, esortavano ad un buonismo e
ad un perdonismo a dir poco scandalosi, a dimenticare il passato e a
“riabilitare” anche la feccia peggiore. Ignari – o forse ben consapevoli, ma
ipocritamente mendaci – che minare alla base la forze del diritto e la
certezze della pena, vuol dire sgretolare la nostra civiltà occidentale e la
nostra convivenza democratica. L’aver percepito che l’idra furiosa è tutt’altro
che debellata, può forse avere in qualche modo contribuito, di riflesso, a
riporre maggiore attenzione ai valori positivi che potrebbero tornare ad
essere minacciati e a rendere il giusto onore a chi sta lottando, o ha
lottato, in loro difesa. Per questo vediamo davvero di buon grado, come
dicevo poche righe sopra, segnali rassicuranti da parte di amministrazioni
comunali o provinciali che dedicano vie, targhe, monumenti agli Eroi, che si
sono sacrificati per noi e per la nostra democrazia. Ma una preoccupazione –
o se preferite una perplessità – si insinua in noi, come un tarlo che
potrebbe sgretolare anche il più compatto degli edifici: la sincera
riconoscenza, la vera gratitudine di un Popolo e di uno Stato verso i mille
Eroi che hanno versato il proprio sangue, si dovrebbe esprimere allo stesso
modo, indistintamente, nei confronti di tutti: tutti i Caduti debbono essere
uguali, senza distinguere (per la redazione Gabriella Vitali D'Andrea) |