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- 8 Settembre 1943 -
-Il Giorno delle scelte-
(di Fabrizio Gregorutti)

« Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi provenienza »


Sono le 19,42 dell’8 Settembre 1943. Quando il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, presidente del consiglio dei ministri, legge ai microfoni dell’EIAR il proclama dell’armistizio gli italiani si guardano sbigottiti.
Qualche ingenuo si lascia andare a manifestazioni di gioia pensando che la guerra sia ormai finita, ma i più sono preoccupati e spaventati per il futuro …ed ora cosa accadrà?
L’entusiasmo per l’ingresso in guerra, il 10 Giugno 1940, ha lasciato il posto ad una cupa disperazione, ad uno sconforto senza pari. Un’ intera generazione di italiani è stata annientata su almeno cinque fronti bellici. Le città sono distrutte dai bombardamenti, la popolazione è alla fame, parte del territorio nazionale invaso. Nella Venezia Giulia le incursioni dei partigiani comunisti slavi si intensificano sino alle porte di Trieste . Nella Sicilia occupata la fame forse è ancora più spietata che nel resto d’Italia, gli Alleati hanno nominato sindaci i boss mafiosi, evidentemente ritenuti vittime del fascismo, le Forze dell’Ordine vengono umiliate dai nuovi padroni  e le bande criminali dilagano. Da cinque giorni il generale britannico  Montgomery è sbarcato a Reggio Calabria e a tappe forzate sta muovendo con le sue truppe verso nord.
I soldati italiani stanno ancora combattendo in Calabria, nei cieli e sui mari contro gli Alleati, in Jugoslavia, Albania, Francia e Grecia contro i partigiani locali, ma la sensazione nel Paese è quella di una catastrofe imminente.
Per l’Italia a questo punto uscire dalla guerra è giusto. Una Nazione non può suicidarsi per mantenere fede ad un’ alleanza, ma nonostante Mussolini sia caduto il 25 Luglio  il governo Badoglio ha lasciato passare 45 preziosissimi giorni senza fare nulla.  Non ha richiamato i soldati italiani all’estero, non ha iniziato  a preparare una scaletta di priorità per preparare il Paese al cambio di alleanze, non ha impedito alle truppe tedesche di entrare in massa nella Penisola, non ha fatto nulla e le conseguenze di questa negligenza saranno tragiche per le sorti dell’Italia.
Quando arriva il proclama dell’armistizio da tutta Italia e dai Territori Occupati centinaia di generali ed ufficiali, di questori ed alti funzionari, chiamano Roma per avere ordini ….cosa succederà adesso, che cosa bisogna fare? Cosa diavolo vuol dire “…Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi provenienza “? Attacchi da parte di chi? Dei marziani?
Immagino in quella calda e umida serata di fine estate questori ed alti funzionari di tutto il Regno mentre cercano disperatamente  di mettersi in contatto con il Ministero dell’Interno a Roma, cercando di capire che cosa devono fare. Immagino il questore, il funzionario o l’ufficiale che, con l’orecchio alla cornetta di bachelite del telefono, ascolta sempre più angosciato lo squillare a vuoto dall’altra parte del filo.
Ma non c’è risposta, dagli uffici del Ministero dell’Interno, ma anche in quelli del Ministero della Guerra e degli alti comandi militari nessuno risponde. Le stanze ormai sono deserte, abbandonate da chi aveva il dovere di restarvi.
Immagino il Questore mentre posa la cornetta sulla forcella del telefono ed evita di guardare negli occhi i suoi funzionari ed ufficiali di fronte a lui che lo fissano ansiosi, quando si toglie dal taschino della giacca un fazzoletto inamidato con il quale si asciuga il sudore che gli imperla la fronte.
“Ci hanno abbandonato” mormora angosciato ed incredulo, mentre nelle strade comincia già a sentire lo sferragliare dei cingoli dei carri armati tedeschi, gli ex alleati ormai in cerca di vendetta.
Sì. Badoglio ed i suoi generali hanno abbandonato Roma e con lei 45 milioni di italiani, tra i quali cinque milioni di soldati rimasti senza ordini e  dislocati in un territorio che va da Tolone in Francia a Rodi, in Grecia. Con Badoglio fuggono anche il Re e la Famiglia Reale, cancellando in poche ore di vergogna, viltà e umiliazione mille anni di onore, dignità e coraggio di una Dinastia che aveva fatto la Storia d’Italia e d’Europa.

I Poliziotti italiani sono rimasti soli, come tutto il resto del Paese.

E’ il momento delle scelte.

Se c’è un momento nella storia della Polizia che può essere paragonato al sacrificio della Divisione Acqui a Cefalonia, questa è la difesa di Roma da parte dei ragazzi della Polizia dell’Africa Italiana. Centinaia di agenti che, insieme a migliaia di soldati e di eroici cittadini romani, scelgono di non abbandonare le armi e di difendere la Capitale contro i tedeschi…molti degli agenti della PAI hanno combattuto in Africa Settentrionale e ricordano ancora con rabbia i “camerati” tedeschi che, dopo El Alamein, armi in pugno spesso rapinavano i camion del Regio Esercito e con quelli fuggivano verso la salvezza, abbandonando gli alleati italiani a piedi, attraverso lo spaventoso deserto libico. Gli agenti della PAI si sacrificano al Ponte della Magliana e a Porta San Paolo, insieme ai granatieri di Sardegna, ai lancieri ed agli altri patrioti e potrebbero addirittura salvare la Capitale se il comando militare non venisse assunto da un generale fellone ed incapace che li farà massacrare a centinaia in assalti insensati.

Il commissario Gaetano Collotti dell’Ispettorato di PS della Venezia Giulia, ascolta il proclama di Badoglio alla radio e decide. E’ un fascista di provata fede, come lo è stata la maggior parte degli italiani ed intende rimanere fedele all’alleato tedesco senza se e senza ma. E’ stato un Poliziotto coraggioso e crede che la Patria si salverà solo con la fedeltà ai tedeschi, ma dopo l’8 Settembre diventa un macellaio senza onore, disonorando sé stesso e l’Istituzione che rappresenta, creando una squadra speciale, una vera e propria banda che diventerà famigerata nella Venezia Giulia, collaborando con i tedeschi nella deportazione degli ebrei di Trieste e Gorizia e facendo il lavoro sporco dei nazisti, con torture atroci e razzie.
Il Questore di Spalato , di fronte alla minaccia dei tedeschi da un lato e dei partigiani slavi dall’altro, prende la decisione più semplice: decide di abdicare ai propri Doveri di Comandante e abbandona a bordo di un motoscafo la città, la piccola comunità italiana ed i propri uomini, i quali verranno quasi tutti sterminati dai partigiani jugoslavi e dai bombardamenti tedeschi.
Giovanni Palatucci, commissario della Questura di Fiume compie una scelta radicalmente diversa. A differenza dei vertici della Questura lui non ha abbandonato la città ed i suoi uomini. Già da prima della resa ha salvato centinaia di ebrei minacciati dai massacri di tedeschi ed ustascia, i collaborazionisti croati. Ora inizia un lungo e duro gioco contro i tedeschi e gli ustascia per proteggere i suoi profughi, la comunità italiana ed il suo onore di Poliziotto ed Italiano, un gioco che si concluderà con il suo sacrificio e la sua morte a Dachau e con la morte dei suoi uomini, massacrati dagli jugoslavi e la scomparsa della comunità italiana, costretta ad abbandonare Fiume.
C’è la scelta di migliaia di Agenti di PS che decidono di rimanere in Divisa, per convinzione, per fedeltà all’alleato del giorno prima, per fame, per mancanza di alternative e la scelta di altrettanti che decidono di abbandonare a malincuore quell’Uniforme e di raggiungere le montagne, per contribuire a liberare la Patria dall’invasore tedesco e dalla dittatura.
Sono le scelte di Eroi e di vigliacchi, di patrioti e di traditori, di coraggiosi e di opportunisti, di innocenti e di mostri. Sono le scelte prese durante uno dei giorni più terribili della nostra Storia , quando l'Italia imbocca un tunnel lungo ed oscuro, dal quale uscirà lacera, divisa e prostrata ma miracolosamente salva come Nazione indipendente, grazie ai sacrifici di una intera generazione.

(per la Redazione di Cadutipolizia.it - Fabrizio Gregorutti)