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Milano, Via Palestro.

Ore 23,14 del 27 Luglio 1993

Ero tornato dalla montagna. Ricordo che avevo buttato la borsa con la roba sporca in lavanderia e ed avevo preso dal frigo una buona birra quando il telefono squillò. Era mio fratello, all'epoca ausiliario al Reparto Mobile di Padova, che a sentire la mia voce emise un sospiro di sollievo "Avevo paura che tu avessi finito le ferie e fossi già tornato a Milano"
"perchè?" chiesi
"accendi la tv"

Era stato un intervento come tanti altri, inizialmente. Un'autovettura Fiat Uno dal cui bagagliaio usciva un filo di fumo, parcheggiata in una via del centro di Milano.
Erano giunti Vigili Urbani e Pompieri, ritenendo che si trattasse di un comune incendio di autovettura poi qualcuno aveva pensato di richiedere la presenza di un artificiere alla Polizia.

Appena un mese prima c'era stata la strage di Via dei Georgofili a Firenze, dove una giovane famiglia ( padre madre e due figli piccoli) e un ragazzo erano stati dilaniati da un'autobomba. Prima ancora un'altra autovettura imbottita di esplosivo aveva quasi distrutto un quartiere di Roma. Un anno prima c'erano state le stragi di Capaci e di Via D'Amelio, con il massacro dei Giudici Falcone e Borsellino e delle loro scorte. Chi non ha vissuto quegli anni non può capire il clima di quel periodo storico. Una intera classe politica era stata demolita dalle inchieste di Tangentopoli e all'orizzonte non se ne vedeva una nuova che la sostituisse. La mafia non riusciva a perdonare allo Stato l'arresto dei suoi grandi capi come Salvatore "Totò" Riina e l'istituzione di una nuova e severa legislazione antimafia ed aveva dichiarato guerra al Paese con le autobombe.

Era stato per questo che qualcuno, insospettito, aveva richiesto l'intervento di un artificiere alla Polizia ma, mentre quest'ultimo stava entrando in Via Palestro a bordo di una Volante l'autobomba esplose.
I vigili del fuoco
Stefano Picerno, Carlo La Catena e Sergio Pasotto e ilVigile Urbano Alessandro Ferrari vennero uccisi sul colpo, mentre l'immigrato marocchino Driss Moussafir che stava dormendo su una panchina dei Giardini Pubblici di Porta Venezia, ad alcune decine di metri di distanza venne colpito ed ucciso da un pesante frammento della vettura, piombatogli addosso.
Lo stesso artificiere e gli agenti della Volante si salvarono per miracolo, quando la loro Alfa 33 fu quasi colpita dal motore dell'autobomba, scagliato a decine di metri dall'esplosione.
C'è un immagine che non dimenticherò mai di quella notte, cioè l'incendio del distributore di benzina che sorgeva in via Palestro.
Una colonna di fuoco che si alzava verso il cielo, come una pira funebre.

Anche se assassini e mandanti delle stragi vennero arrestati e condannati la mafia purtroppo non è stata ancora vinta.
Quando accadrà ( perchè succederà...come diceva Falcone "la Mafia è una cosa umana e come tutte le cose umane è destinata a scomparire") dovremo ricordarci anche di quei cinque uomini Caduti in Via Palestro, in una afosa tarda serata di 13 anni fa.

(Il Coordinatore: Fabrizio Gregorutti)