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SESSANTA ANNI FA

-2 Giugno 2006 Il neo Ministro degli Interni Giuliano Amato in Visita al Sacrario della Polizia di Stato  ubicato presso l'Istituto Superiore di Polizia di Roma  in via Pier della Francesca-

Fu in un giorno di giugno di sessant’anni fa che l’Italia decise di voltare pagina. La Monarchia cadde , ritenuta responsabile delle compromissioni con il fascismo, dell’ingresso in guerra al fianco della Germania nazista, dell’umiliazione dell’ 8 Settembre 1943 quando milioni di soldati vennero abbandonati senza ordini dal Re e dal Governo di allora.

Al referendum istituzionale dodici milioni di italiani votarono per l’instaurazione della Repubblica, per cancellare una istituzione ormai compromessa, ma quando l’ormai ex Re Umberto II lasciò l’Italia decollando dall’aeroporto di Ciampino un abisso si spalancò di fronte al Paese.

Era un’Italia completamente diversa da quella di oggi, un’Italia irriconoscibile.

Era una Nazione devastata dai bombardamenti e dagli eserciti invasori delle due parti, prostrata dai ventitre anni di dittatura e dalla guerra  perduta che il fascismo le aveva imposto e da una terribile guerra civile, umiliata dalle Potenze vincitrici, priva di  migliaia di suoi figli prigionieri di guerra nei luoghi più lontani del mondo dall’India agli Stati Uniti, dal Kenia all’Unione Sovietica.

Dal confine orientale migliaia di connazionali dell’Istria e della Dalmazia, terre italiane da sempre, abbandonarono le città e le campagne sotto la spinta della pulizia etnica.

Al Nord la guerra civile non era terminata. Troppo sangue era stato sparso durante quei terribili mesi tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 perché l’odio potesse scomparire come d’incanto. Si continuò ad uccidere per anni dopo la guerra, per chiudere i conti rimasti in sospeso dopo il 25 Aprile 1945.

Al Sud vi era il separatismo che minacciava di dividere in due la Nazione appena uscita dalla catastrofe della guerra.

In tutta la Penisola le bande criminali dilagavano. A Milano c’era la Banda Bezzi Barbieri, responsabile dell’omicidio di agenti, carabinieri e civili. Al Sud c’era la banda Giuliano, formata da feroci assassini legati alla mafia.

In tutto il Paese dilagavano gli scontri di piazza, con decine di vittime.

La Repubblica, appena nata, sembrò prossima a scomparire nel turbine della Storia.

A difenderla furono, tra gli altri , anche gli uomini del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

Erano reduci di guerra , per la maggior parte. Molti erano stati partigiani e molti erano stati fascisti e la convivenza tra le due anime della Polizia non fu sempre facile. Erano stanchi, male armati, mal equipaggiati  e mal pagati ma combatterono duramente per ridare sicurezza ad un Paese che non ne aveva più, a ridare speranza a coloro che l’avevano perduta. Tanti poliziotti caddero uccisi per difendere la neonata Repubblica, al Nord come al Sud.

Poi la gracile Repubblica riuscì a risorgere dalle macerie morali nelle quali il Fascismo e la Guerra l’avevano gettata. Rinacquero la sicurezza e la speranza. Nacque il cosiddetto “miracolo italiano”. Nacque l’Italia come, nel bene e nel male, la conosciamo oggi. Un Paese sicuramente imperfetto, come tutte le cose create dall’Uomo, ma libero e democratico come desiderarono quei nobili Uomini e Donne che ci donarono una delle più belle Costituzioni al mondo e che i Poliziotti del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza difesero a prezzo della loro stessa vita, quando tutto e tutti congiuravano per fare precipitare l’Italia  nel baratro.

Per noi Poliziotti di oggi è un onore essere gli eredi degli Eroi di allora, di coloro che difesero la Libertà della neonata Repubblica perché fosse un dono per le generazioni successive.

(Fabrizio Gregorutti)