S. Michele Arcangelo

Profilo storico

di Paolo Valer

 

San Michele Arcangelo è stato proclamato Patrono della Polizia italiana da S.S. Papa Pio XII nel 1949 e quest’anno né ricordiamo il 60° anniversario.

Il Profeta Daniele chiamò l’Angelo, uno dei primari principi degli Angeli (Dan. 10,13).

Nell’Apocalisse, S. Giovanni, (Apocal.12,7-9), descrive che allorquando nel periodo della prova avvenne la lotta, tra gli angeli rimasti fedeli a Dio e i ribelli guidati da Lucifero, Michele, condottiero dei buoni, vinse al grido di “mi  cha el?” (parole ebraiche che si traducono con la frase chi è come Dio?).

La liturgia ecclesiastica, sin da tempi remotissimi condivide S. Michele con la tradizione del popolo ebraico. Il culto a favore del Santo, ebbe manifestazioni popolari nelle varie regioni dove il cristianesimo si affermò. L’oriente fu il primo centro di venerazione all’Arcangelo Michele. I primi luoghi di culto dedicati alla memoria del Santo sorgevano a Cheronea, a Sostene e nella stessa capitale dell’Impero d’Oriente Costantinopoli dove venne innalzata un’enorme costruzione di nome Michaelion. Anche nella chiesa occidentale il culto a S. Michele non tardò ad affermarsi. Milano Genova Piacenza Spoleto e Roma vantano antichissimi luoghi di culto dedicati al Santo.

L’origine della festività dedicata a S. Michele Arcangelo nella liturgia attuale, derivata dai Sacramentari  Gelasiano e Gregoriano che ne fissano la data al 29 settembre. L’origine della ricorrenza si perde nella notte dei tempi, è storicamente certo che nel 663 i Longobardi combatterono vittoriosamente contro i saraceni nei pressi del Monte Gargano che ascrissero tale vittoria alla protezione e all’aiuto soprannaturale di S. Michele (Sul Monte Gargano, rinominato Monte S. Angelo in Puglia è sede di uno dei più noti ed antichi santuari dedicati al Santo). Anche i Normanni manifestarono la loro devozione all’Arcangelo e innalzarono il grande santuario di Monte Tumba l’attuale Mont. S. Michel.

In Piemonte, il culto è ancora oggi testimoniato dall’antica “Sacra di S. Michele Arcangelo”ubicato su di una guglia rocciosa a pochi chilometri da Torino che contraddistingue da millenni un luogo di particolare ed importante religiosità.

Nel corso del tempo, la devozione a San Michele Arcangelo venne affermata nei Sinodi di Tour (558) e di Magonza (813.)

            Sofocle in una tragedia parla di un “alato segugio del Cielo”. Un’iscrizione punica parla del “segugio della divinità” che è identificabile in entrambi gli episodi in S. Michele Arcangelo.

Le motivazioni che sicuramente spinsero S.E. L’Ordinario Militare per l’Italia Mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone a caratterizzare L’Arcangelo Michele Patrono della Polizia Italiana, vanno ricercate nelle parole di S. Giovanni che nell’Apocalisse evidenziò chiaramente il contrasto tra il bene e il male. Ciò trova conferma nel principio cristiano in cui Dio è ordine ed esclude il caos; quindi, ogni opera negativa fuori e dentro l’uomo è disordine e solo il ritorno del Signore restituisce l’ordine. Ecco quindi che l’operatore di Polizia in quanto tutore dell’ordine mostra il suo modo d’essere in stretto legame tra la missione di S. Michele Arcangelo e quella degli appartenenti alla Polizia Italiana.

L’iconografia del Santo a cui la Polizia fa riferimento da sempre è il quadro ad olio su seta di ermesina dipinto da Guido Reni al tempo di Papa Urbano VIII. La tela, molto grande con misure di cm. 293x202 si trova a Roma nella Chiesa della SS. Concezione detta dei Cappuccini sita in via Vittorio Veneto poco dopo Piazza Barberini. Il dipinto si trova nella Cappella omonima la prima a destra entrando nella Chiesa.

Guido Reni ricevette il mandato di dipingere il quadro a Bologna dal Card. Di S. Onofrio fratello di Papa Urbano VIII. In una lettera, inviata dal pittore a Monsignor Massani maestro di casa del medesimo Pontefice, al fine di illustrare l’opera appena completata così manifestò il proprio stato d’animo:”Vorrei  avuto pennello angelico o forme di Paradiso per formare l’Arcangelo , o vederlo in Cielo; ma io non ho potuto salir tanto in alto ed invano l’ho cercato in terra. Sicché ho riguardato in quella forma che nell’idea mi sono stabilita. Si trova anche l’idea della bruttezza, ma questa lascio di spiegare nel Demonio, perché lo sfuggo sin col pensiero, né mi curo di tenerlo a mente”.

Il San Michele Arcangelo di Guido Reni è, senza dubbio, una delle opere pittoriche più popolari d’Italia.-

 

Ricerca storica di Paolo Valer

 

 

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