Il dialogo con il passato e le forme della memoria

Le difficoltà che i monumenti, le vie, le manifestazioni commemorative ed ogni altra forma di condensazione del passato incontrano nell’invitarci a riflettere sulle vicende alle quali quei manufatti sono dedicati? I punti di criticità nel dialogo con i manufatti commemorativi, e i rischi dei processi di elaborazione di lutti e vicende passate. Il passato riveste anche forme inconsapevoli e abitudinarie: un invito alla riflessione.

 La vita della memoria

La memoria ha una propria “vita”: nasce come aderenza o tensione per un avvenimento di cui se ne è autore, testimone o comunque se ne è avuta conoscenza, e termina quando di quell’avvenimento non vi è più traccia tangibile nella comunità. La memoria interagisce con le attuali generazioni con meccanismi che ne impediscono o ne ritardano il suo inabissarsi nei remoti spazi dell’oblio, divenendo così un bagaglio per il presente, e quando la memoria di lontani avvenimenti è confinata nella sola sfera dei suoi testimoni, lega la sua sopravvivenza agli anziani.

 

La conservazione del passato

La Polizia di Stato investe risorse sul proprio passato per fissare per il presente e il futuro, nelle attuali e nuove generazioni di agenti, il ricordo di lontane vicende di avvenimenti passati alla Storia. I delicati compiti della P.S.  - che prevedono vittorie e lutti, spirito di abnegazione e generose dosi di altruismo - hanno spinto l’Istituzione a cercare gli esempi, i valori e gli ideali che animano oggi come in tempi lontani i suoi uomini; quei valori che ora nelle nuove generazioni di agenti sorreggono la consapevolezza del ruolo sociale del personale di Polizia, l’affezione del singolo al Corpo, la consapevolezza dei propri doveri. Per la Polizia di Stato il passato è memoria e progetto.

 

Il dialogo con il passato e la tradizione  

Numerose e coinvolgenti varie soluzioni espressive, le forme di dialogo con il passato sono sia immediatamente percepibili e “spontanee”, sia anche  “istituzionali” e sottoposte a norme; la seconda soluzione sottende processi di lunga durata per l’affermazione dell’Istituzione della società, per aumentarne il prestigio e la fiducia dela gente, per la propria riconoscibilità. L’uso della Bandiera, dello Stemma Araldico, delle uniformi con alcune tradizionali caratteristiche (foggia, colore, attributi, segni distintivi) realizza un universo simbolico mobile sparso sul territorio, i cui significati storici sono noti purtroppo a pochi uniformologi.

        

I meccanismi commemorativi

         I meccanismi commemorativi riaccendono il riverbero di antiche testimonianze di spirito di sacrificio di uomini della P.S., quale luminoso esempio per il presente e il futuro, e di devozione per il passato.

“Ultimo Reparto” e definitiva (ma non unica) sede di oggettivazione della memoria di remoti e prossimi sacrifici, il Sacrario della Polizia condensa in un unico luogo e in una travolgente dimensione simbolico-spirituale le impronte di quanti strappati alla vita nell’adempimento del Dovere. Un sacrario “democratico” dove Eroi dei nostri tempi da poco volati agli Ori della Patria giacciono simbolicamente con sfortunati (e dimenticati) agenti, funzionari e impiegati di P.S. dell’800 e di parte del ‘900. Il Sacrario propone non un mero elenco di nomi, ma un’estrema sintesi di mirati approfondimenti e sana un parziale “vuoto di memoria” che la P.S. avvertiva da anni. Un vuoto di memoria frutto delle emergenze della politica, di scarsa sensibilità o sulla inopportunità di indagare su alcuni aspetti del passato.

 

Memoria e memoria

Un riflesso  di una “interessata” politica della memoria emerge  nei censimenti sulle intitolazioni agli uomini della P.S. (Memorie Storiche), pubblicati dal Dipartimento della P.S. nel 1993, dove l’autore individua qualche centinaio di manufatti commemorativi in buona parte interni al demanio dell’Amministrazione. Esiste un legame tra il periodo storico nel quale gli agenti immolano la loro vita e la quantità  di caserme o loro spazi interni, manufatti commemorativi o altre forme di condensazione del passato offerti alla memoria del Caduto; inesistente l’800 e il Ventennio, rarissimo il periodo bellico, molti sono invece i manufatti riferibili all’emergenza terroristica e alla criminalità organizzata. Ignorata la PAI e  alcuni “grandi”, come Luigi CALABRESI, Giovanni PALATUCCI, il Capitano STRAULLU.

La maggiore concentrazione di manufatti è avvertita nelle Scuole,  nei Reparti Mobile, nelle caserme della Polizia Stradale.

 

La “miniera della memoria”

         Il censimento del 1993 intercetta un “filone d’oro”, la toponomastica urbana, una “miniera della memoria” - campo di indagine inesplorato e generoso sul quale indagare – che vede le amministrizoni comunali ricordare chi è nato o ha operato nel loro territorio intitolandogli vie, giardini, piazze. E tra  loro, non  tutti sono caduti o Vittime del dovere.

 

Altre forme di dialogo con il passato

Altre iniziative di condensazione del passato abbracciano specifici settori come la filatelia, la cartolinafilia, iniziative testimoniate dai numerosi francobolli e cartoline postali commemorative emesse.

 

(per la redazione di Cadutipolizia.it Quintavalli Giulio)

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