SPALATO 1941/1943
Le disavventure di un povero Maresciallo

(di Massimo Gay)

Giorni orsono durante la visita presso un mercatino, ho notato un rigattiere che teneva sul banco oggetti della seconda guerra mondiale e visto il mio interesse per gli oggetti di quel periodo, mi sono avvicinato ad osservare da più vicino. Tra tutte le cianfrusaglie: bottoni, mostrine, berretti, bustine e quantaltro ho notato un libricino di color porpora / cremisi che ho iniziato a sfogliare, autorizzato dal venditore. Con somma meraviglia ho individuato le memorie di un maresciallo di P.S. che con ottimo esercizio calligrafico, narrava le sue peripezie nei luoghi dell’occupazione slava nell’ultimo conflitto bellico. L’ho acquistato e chiesta la provenienza al venditore, egli non ricordava dove lo avesse trovato tanto tempo prima.

Forse molti non sanno che oltre alle colonie d’Africa, l’Italia volendo fortemente un Impero, occupò in comunione con l’alleato germanico, in tutto o in parte vari territori ad est quali Albania, Montenegro, Grecia,  Slovenia, Croazia e Dalmazia. Qui instaurò proprie Amministrazioni per il controllo e la gestione del potere, di conseguenza oltre ai presidi dell’esercito, inpose anche Commissariati, Questure, posti di frontiera ecc..

Quello che segue è un condensato delle sue narrazioni, spero che vi possano trasmettere le emozioni che io ho provato nel leggere la sua testimonianza di fatti accaduti in quello scacchiere, che per molto tempo si è voluto tener nascosti anche dai diretti interessati oltre che dai nostri apparati politici. Quei pochi che ancora sanno di quei fatti potrebbero ancora parlarne, per non consegnarli definitivamente all’oblio, anche a monito per le future generazioni.

Il maresciallo di seconda classe Morelli Olao il 18 luglio 1941 venne trasferito d’autorità dalla Questura di Palermo a quella di Spalato insieme ad altri 7 / 8 Agenti di P.S.. Analogamente anche altre Questure trasferirono aliquote di personale verso le nuove strutture.

C’era tutto da costituire e successivamente al trasferimento del Capitano Ferrero gia di stanza a Palermo, comandante del Reparto viabilità, venne costituito il Comando degli Agenti di P.S..

Dopo l’avvio degli Uffici di P.S., il Morelli venne trasferito all’Ufficio Passaporti dove restò  fino alla fine…..

In questo periodo partecipò in concorso con l’esercito carabinieri e finanzieri a rastrellamenti in zone impervie, allontanandosi anche due, tre giorni con i relativi  gravosi disagi connessi, subendo numerose perdite di uomini, decimati dalla guerriglia o partigiani che dir si voglia.

Anche in città (Spalato), soprattutto col calare delle tenebre, spesso scendevano i partigiani lanciavano bombe o con baionette avvelenate uccidevano funzionari, militari o civili spalatini che collaboravano con gli italiani.

Con l’8 settembre 1943 avvenne lo sbandamento, la caserma degli Agenti venne saccheggiata e occupata dai partigiani di Tito, pertanto tutti i poliziotti dovettero trovarsi una sistemazione altrove, e per non restare isolati e catturati o bersagliati dalla popolazione, si aggregarono a reparti dell’esercito.

Per alcuni giorni resistettero agli attacchi, poi si arresero per l’impossibilità di fronteggiarli adeguatamente anche a causa del mutismo di Roma.

Si sbandarono, dovettero nascondersi o farsi arrestare. Il nostro Morelli, in compagnia di alcuni poliziotti e alcuni militari si nascose in una spiaggia poco transitata e fangosa, senza scorta di viveri. Dopo 6 giorni vennero scoperti, mezzi assiderati e denutriti,  arrestati dai Titini e condotti in prigione. I militari, probabilmente considerati senza colpe, vennero scarcerati.

Nella prigione buia e umidissima trovarono altri “colleghi” guardie sottufficiali e funzionari di P.S.. Racconta Morelli, che durante la permanenza molti vennero fucilati: il funzionario Amato il maresciallo Tarantino, Bocchini ecc..

Furono giorni, ma soprattutto notti, di terrore poiché venivano eseguite numerose condanne a morte. Si ebbe anche la notizia che altri compagni, che erano riusciti ad imbarcarsi su mezzi di fortuna avevano subìto la stessa sorte arrestati o soppressi (Mattei e Strobino).

Passarono numerosi giorni poi improvvisamente furono lasciati liberi, circa un centinaio, fu allora che indossò abiti civili e con un collega Ambrosio Pietro si rifugiò in una chiesa cattolica italiana dove trovarono rifugio altri poliziotti, civili e militari. Dormivano sulle panche e uscivano solo per recarsi all’ECA (un ente assistenziale di sacerdoti) dove consumavano i pasti: un piatto di riso e un pezzo di pane. Qui si seppe che altri poliziotti e militari si erano rifugiati sul monte Mario vicino Spalato.

Frattanto, siamo alla fine di settembre del 1943, i partigiani incalzati dai tedeschi abbandonarono la città lasciando il posto ai nostri ex alleati ed agli Ustascia di Ante Pavelich. Entrati in città eseguirono un rastrellamento a vasto raggio, e tantissimi militari vennero presi e deportati, a marce forzate nei campi di concentramento in Austria.

Verso la metà di ottobre venne rastrellato anche lui e Ambrosio, quindi condotti non nelle carceri giudiziarie, devastete e messe fuori uso dai partigiani comunisti in fuga, ma in altro luogo dove trovarono circa una decina di partigiani imprigionati che volevano linciarli. Li separarono, ma dopo qualche giorno li rimisero assieme, poiché vennero ritenuti immuni da qualsiasi colpa. Dopo circa dieci giorni venne scarcerato e non sapendo dove andare, senza mezzi, tornò a rifugiarsi presso la chiesa cattolica.

Da quel luogo potè osservare i tedeschi radunare gli ebrei, identificarli e successivamente condurli verso i campi di sterminio. Tutto questo accadeva, inframmentato dai numerosi bombardamenti anglo-americani, che provocavano numerose distruzioni e soprattutto la morte di numerosi civili inermi.

Intanto venne a conoscenza che idrovolanti italiani trasportavano viveri ai tedeschi e rientravano con feriti militari germanici e italiani e, in mancanza di questi, civili. Chiese il permesso di poter salire ed esssere rimpatriato, sconsigliato da alcuni che lo avvisarono che i mezzi venivano mitragliati dalle squadriglie nemiche. Siamo verso il 1° novembre del 1943 ed il nostro maresciallo ottenne di imbarcarsi su un aereo che fece scalo a Zara “quasi sotto il mitragliamento”. Presso quella Questura trovò assistenza.

Qui si interrompe il racconto, posso solo aggiungere che coloro che parteciparono alle operazioni di guerra vestendo l’uniforme dalla Polizia non videro riconosciuti loro i benefici, estesi da subito all’esercito, carabinieri finanzieri ecc., se non dopo molto tempo, addirittura verso la fine degli anni settanta dopo che invano avevano inviato al “Superiore Ministero” parecchie relazioni, richieste, suppliche.

(per la redazione di Cadutipolizia.it Massimo Gay)

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