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Italia 1992
Nessuno dimentichi Vito, Antonio e Rocco, gli Angeli di Falcone

L’Italia è il mio paese, il nostro paese.

L’Italia è una penisola strana, invidiata e ripudiata, amata e odiata, vicina e lontana dal cuore dei suoi abitanti.

L’Italia si ama per il suo clima, per i suoi mille paesaggi, per le sue evidenti incongruenze.

L’Italia è così, è un qualcosa che hai dentro e come ogni paese natio è casa tua e ci rimane per sempre.

Di quel tricolore di cui si fa sempre più scempio ancora di più se ne sbiadiscono i tratti quando a parlare sono i ricordi di storie che l’Italia hanno fatto ma che la gente e i politici si ostinano a perpetuare con ipocrita passione, certi che all’indomani rimarrà la solita retorica.

Ed in uno stato di retorica, eccessiva, incalzante, volgare che ogni anno si consumano molte cerimonie le quali, volente o nolente, sono sempre più disertate da chi spetterebbe la vera memoria: i cittadini.

Strano però come si muovono rapidi i tempi, com’è facile relegare nella retorica degli stessi ciò che di importante accade, in fondo il 1992 non è poi così sperso nei meandri della memoria e della storia.

L’Italia, quel paese della memoria che vacilla, labile, scritta nei libri che, nelle librerie, nemmeno si trovano con facilità , di quell’Italia parliamo spesso, la ricordiamo quotidianamente in queste pagine sperando di fare cosa gradita a chi, come noi, non si rassegna all’Italia “dimenticona” che si ama o si odia.

Perché il 1992 ?

Semplice, il 1992 è stato l’anno più nero in termini di caduti della Polizia di Stato, l’anno in cui la nostra amata istituzione, in prima linea da sempre nella lotta a tutte le mafie, ha visto il più alto numero di vittime tra le sue fila.

Era il 23 Maggio 1992 quando il giudice Giovanni Falcone, uno degli ultimi baluardi della lotta alla mafia siciliana, viene fatto vigliaccamente saltare in aria sull’autostrada nei pressi di Capaci (Pa).

Insieme a lui muore la moglie e quasi tutti i colleghi componenti la sua scorta.

Rocco, Antonio e Vito ci lasciano li, su quell’autostrada, nell’intima convinzione di riuscire a proteggere chi ha dichiarato guerra senza quartiere al vero cancro che attanaglia la Sicilia: la mafia.

L’Italia che ami e quella che odi, quel giorno, ha perso persone che può annoverare tra i suoi figli più illustri, che contro il cancro mafioso costituivano cura e terapia mortale per gli interessi che dietro quegli squallidi figuri, costituenti le cosche, si gestivano.

Rocco, Antonio e Vito uomini che di certo non volevano essere elevati agli eroi quali sono diventati, uomini che semplicemente a questo paese, a quel tricolore, che amavano e odiavano, avevano giurato fedeltà e rispetto e che negli occhi del dottor Falcone vedevano la luce e il senso del loro mestiere, nella certezza che anche grazie a loro la Sicilia, il loro amatissimo pezzo d’Italia, sarebbe un giorno diventato un paese migliore.

Questo  23 Maggio 2011 saranno “solo” 19 anni che il loro estremo sacrificio ha squarciato le vite dei loro cari, modificato il corso della storia di molte persone, negato ai loro cari la loro presenza, il loro calore umano, il suono della loro voce e la speranza di una Sicilia migliore di cui anche loro potevano e volevano farne parte.

In questi pochi  anni, solo 19,  ricorrenti cerimonie sono sempre più intrise di retorica e sempre meno vissute dai cittadini, quei cittadini che letteralmente assaltarono le istituzioni il giorno delle esequie, uomini politici, rappresentanti di governo che di fatto abbandonarono il Dott. Falcone alla sua condanna a morte.

Quei cittadini, così indignati, così profondamente feriti in questi anni si sono probabilmente rassegnati alle parole della moglie di Antonio, una donna che dal pulpito della chiesa in quell’urlo di dolore che ancora strazia ogni qualvolta che ho il coraggio di riascoltarlo, per non dimenticare, promise il perdono a coloro che si fossero convertiti, se fossero cambiati….ma loro non cambiano e forse nemmeno l’Italia è cambiata che del vostro sacrificio, ormai, vive solo della retorica necessaria nelle commemorazioni.

Onore a Voi Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro che nel vostro ricordo vorremo trovare, noi Poliziotti d’Italia, la forza, il coraggio, l’amore per il lavoro e per l’istituzione che ancora orgogliosamente serviamo, per poter credere ancora che esiste il perdono, che esiste l’amore, perché esiste la conversione, per credere davvero che tutto può cambiare perché “loro”, quelli della mafia…..cambiano e che il nostro operare lungo tutto lo stivale serva davvero a l’Italia.

Così come sarebbe servito ancora il vostro agire di uomini, così come il Dott. Falcone, onesti esponenti di quel pezzo d’Italia pulita quale vuole essere la Sicilia che del cancro mafioso si vuole liberare per sempre.

Onore a Voi Caduti della strage di Capaci – 23 Maggio 1992

Per la redazione Cadutipolizia: Michele Rinelli

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