
![]()
|
UNITI, ALMENO NEL DOLORE... di Gianmarco Calore
Una data che per noi della Polizia è suonata come una specie di olocausto, facendoci credere di essere tornati a quella maledetta “stagione delle bombe” del 1992. Stavolta però non è l'esplosivo piazzato sotto un'autostrada e dentro una macchina vilmente parcheggiata a farci svegliare da quel falso torpore in cui ci cullavamo fino a quel giorno, beati immortali vestiti di azzurro... E' invece lo stillicidio di notizie che arrivarono in rapida sequenza da Genova e da Caserta: l'effetto, quello di una raffica di kalashnikov sulle nostre coscienze; un'onda d'urto paragonabile comunque a quella di una bomba. Genova, tarda serata del 25 settembre 2008. Daniele Macciantelli, giovane assistente del Reparto Prevenzione Crimine “Liguria”, viene inviato assieme al collega in un'abitazione nella quale è in corso una violenta lite familiare in una situazione di disagio psicologico, una famiglia come tante, magari sottovalutata da chi invece avrebbe dovuto seguirla. Come tante.
Gli interventi per lite in famiglia sono il pane quotidiano per noi Poliziotti: sono interventi in cui il più delle volte ci trasformiamo in preti, psicologi, assistenti sociali, amici... Ma a volte anche in nemici. E' questo che deve avere visto in Daniele quel giovane squilibrato: un nemico. L'intervento era anche riuscito bene: un'ora di discussione, la tensione che sembrava allentata. Daniele aveva professionalmente separato il giovane dai genitori, oggetto delle sue manie persecutorie portandolo in un'altra stanza e parlandoci assieme come a un fratello. Gli angeli azzurri stavano per andarsene quando una coltellata vibrata a tradimento colpisce Daniele in pieno petto. Il resto è cronaca. La corsa forsennata all'ospedale, la speranza che il giovane potesse farcela a dispetto dei litri di sangue versati... Poi il lutto, le parole del questore Pesenti, del capo di gabinetto, del fratello... Ma non fai a tempo a riprenderti da questa mazzata. Non ti lascia il tempo, la signora vestita di nero...
Caserta, solo poche ore più tardi. C'è una pattuglia del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte” che sta facendo un posto di controllo nel contesto della lotta alle stragi di camorra che stanno funestando la regione. Sono ragazzi venuti da lontano in un'ennesima aggregazione a cui ormai sono abituati da tempo. Arriva una Tipo bianca, aria “vissuta” come i tre che sono a bordo. L'Assistente Capo Francesco Alighieri è diligentemente al posto di guida della potente Subaru Impreza 4WD: fuori ci sono i suoi due colleghi, un giovane agente e il vice sovrintendente Gabriele Rossi: quest'ultimo mette fuori la paletta intimando l'alt alla vettura e questa, dopo un cenno di fermata, fugge invece a rotta di collo. I colleghi saltano in auto e Francesco schizza via all'inseguimento, con la bitonale che squarcia l'aria e con Gabriele incollato alla radio a dare l'allarme. La strada arriva a un passaggio a livello, una leggera salita, i binari e poi una piccola discesa seguita da una curva insidiosa: i delinquenti la conoscono, i nostri invece no. Del resto, cosa vuoi che possano immaginarsi tre Poliziotti che arrivano in un territorio sconosciuto da quasi mille chilometri di distanza? La Subaru attraversa il passaggio a livello come un proiettile, staccando per un momento le ruote dal terreno: ma c'è quella curva bastarda, una curva contro la quale nemmeno la trazione integrale della Subaru può fare niente. La macchina vola in un frutteto e si schianta contro uno degli alberi assumendo le fattezze di una scultura di arte moderna della quale nessuno capisce niente. Solo una cosa capisci, però: quella è una scultura di morte. Francesco muore subito; Gabriele, ferito grave, morirà a distanza di poche ore dopo un rapido quanto inutile ricovero.
L'impressione di quella giornata me la ricordo bene: sembrava la stessa dell'11 settembre, lo stesso annichilimento dell'impotente spettatore di una catastrofe. Dovevo fare la sera, il 19-00 che per noi Poliziotti Dio mette in terra ogni cinque giorni della nostra vita: non c'era collega che non avesse (o non avesse avuto) le lacrime agli occhi: in piazzale, un silenzio carico di angoscia rotto soltanto dal rumore di qualche sportello sbattuto. Turno che smonta, turno che monta: passaggi di consegne senza le consuete battute o la classica cameratesca caciara. E il primo intervento, con il naso della 159 appena fuori del cancello? Lite in famiglia, naturalmente. E' stato l'intervento più surreale che abbia mai fatto. In un periodo storico tra i più tetri per la nostra Polizia, con un caricaturale Renato Brunetta che ci regala 40 euro lordi come bonus per il rinnovo contrattuale, degnando i rappresentanti sindacali di appena un paio di minuti di “comparsa” al tavolo delle trattative e con una pervicace quanto insulsa negazione della specificità del nostro lavoro, oggi la morte di quei tre Ragazzi dimostra al mondo qual'è il nostro reale valore alla faccia di coloro che non ci reputano più buoni a niente. ....Tranne che a morire. Per la Redazione Cadutipolizia: Gianmarco Calore Commenta nel forum QUI |