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Il
Tempo Vola....
Pasquale Cinque Il tempo vola, vola come un alito di vento, un battito di ciglia, un gabbiano che spicca il volo, un rapace che rapido si lancia verso la preda agguantando un meritato pasto. Il tempo scivola via veloce, ti passa una vita, vivi decenni e bruci carriere passando tra gli sguardi e le parole di centinaia di persone delle quali, un giorno, probabilmente, non sentirai nemmeno più parlare. La vita fugge via, troppo spesso, per un volo meccanico, per il rotolare di un pneumatico, tra i potenti cavalli di una due ruote che, se non trattata con il dovuto rispetto, ti tradisce come una bella donna. Una donna fine e capricciosa che tutti ti invidiano e bramano ma che se ti distrai un attimo ti disarciona lasciandoti lì, per sempre, su quel tiepido asfalto di inizio primavera. Ed è così che è già un anno, il 6 maggio, Pasquale Cinque ci ha lasciato, tradito da quelle stupenda motocicletta che tutti gli invidiavamo e che molto spesso, nel parcheggio adiacente ala caserma, ci fermavamo ad ammirare sognando, magari un giorno, di poterne possedere una altrettanto bella e potente. Pasquale adorava quel mezzo, come tutti i mezzi a motore del resto, ma quella due ruote, probabilmente, era la sua preferita, così tanto che quel maledetto 6 maggio, approfittando di quel tepore primaverile, non è riuscito a resisterle nemmeno per quel breve tratto di strada che l’avrebbe condotto da casa al lavoro. Quella si che era una moto, forse per taluni motociclisti è “La Moto” tanto che nel suo nome commerciale il produttore aveva deciso che non poteva che avere un solo nome: “Brutale”….un aggettivo che suona assai sinistro considerando quanto rispetto quel mezzo a motore necessitasse per essere condotto a destinazione senza rischiare troppo. Ma a Pasquale, forse, piacevano le sfide, piaceva sfidare la vita in molte sfaccettature, la vita la sfidava sul lavoro, in lotta continua contro lo spaccio di “Morte”, temuto e rispettato da molti pusher della città. La vita per lui non poteva che essere una sfida continua, su quelle strade dove non si tirava mai indietro nel compiere gesti di altruismo, poco prima di lasciarci infatti si era anche prodigato nel salvataggio di un aspirante suicida. La sfida era anche, forse, far rivivere vecchie glorie del passato motoristico italiano: adorava le vecchie Fiat 500 e non esitava a spendere piccoli capitali per restaurarle e restituire loro lo smalto che certe rarità meritano. Pasquale credeva nelle sue sfide quotidiane, accettava il rischio e ne apprezzava, forse, il gusto, sapeva sin dove spingersi e, probabilmente mai avrebbe immaginato che quel giorno, sulla sua volante, non vi sarebbe più salito. Erano le 12.50 circa del 6 maggio 2008, stavamo controllando un gruppetto di stranieri sospetti quando la centrale operativa chiedeva immediata attenzione a tutte le volanti in quanto un collega in transito, libero dal servizio, avevano segnalato al 113 che sui viali di circonvallazione da sotto un lenzuolo, posto sopra un cadavere a seguito di incidente motociclistico, spuntasse inequivocabilmente un pantalone della nostra uniforme. Immediatamente ci portammo sul luogo dell’evento, mentre ci avvicinavamo speravamo, egoisticamente, che quella segnalazione fosse davvero il frutto di un abbaio, non volevamo ne potevamo credere che un collega in uniforme ci avesse potuto lasciare in una così tragica circostanza. Un amara verità ci ha atteso sul posto, non fu necessario, almeno per me, “Motociclista” come Pasquale, alzare quel lenzuolo, mi bastò guardare lo scempio della scena, la sua inconfondibile moto distrutta e quel drappo di uniforme spuntare da sotto quel lenzuolo bianco per capire che non avrei mai più rivisto il suo volto allegro e spensierato ne risentito quel accento simpaticamente campano che tanta allegria infondeva a chi riusciva ad apprezzarlo. Pasquale è morto così, mentre veniva a darci il cambio, tradito dalla sua passione per le due ruote e da una Ford grigia che, con una manovra repentina, l’ha strappato a tutti noi colleghi e all’affetto dei suoi amici e parenti negandoci per il futuro di poter apprezzare il suo modo solare e simpatico di sfidare le mille difficoltà di questa vita e di questa difficile professione che lui adorava dimostrandolo costantemente a noi tutti ogni giorno. Un Poliziotto vero, un Poliziotto dentro, nell’anima, nato e cresciuto con la divisa nel cuore grazie anche a un Padre che ancora indossa orgogliosamente quella stessa uniforme e che la vita, purtroppo, non ha concesso di vedere gli ulteriori e sicuri successi professionali del figlio, soddisfazioni che senz’altro avrebbe continuato ad avere e a esibire a tutta la cittadinanza Bolognese….. Ciao Pasquale …. (per la redazione di Cadutipolizia.it Michele Rinelli) Commenta nel forum QUI |