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Sogni... su 150 Kg di Tritolo
Era la prima giornata di cielo terso e temperature miti questo 17 settembre 2009, una tiepida e gradevole giornata di metà settembre che metteva finalmente fine a un ciclo di perturbazioni che non avevano proprio voglia di lasciare la penisola. Una giornata piacevole che per sei famiglie italiane si è trasformata invece nella più triste e inimmaginabile della vita: sei militari italiani sono morti a Kabul, in Afghanistan, a seguito di un attentato Kamikaze perpetrato con oltre 150 Kg di tritolo; una forza devastante di morte e distruzione. Una radio locale mi ha annunciato il tragico evento e già dopo pochi minuti dalla devastante esplosione cronisti e reporter cominciavano la solita sequenza di “giuste” polemiche sulla necessità del nostro intervento in quelle zone, dell’opportunità di mantenere le nostre truppe in quelle aree così calde e pericolose, di “Guerra Si, Guerra NO!”….come se gli Italiani, pecoroni e ignorantoni, non avessero ancora capito quale sia il reale scenario che accoglie quotidianamente l’alza bandiera dei nostri militari di stanza in Afghanistan. Ho seguito le cronache, ho visto i loro volti, di alcuni si potevano scorgere i sogni, le speranze, la voglia di tornare a casa, il desiderio di un futuro migliore….ho visto tutto questo ma di loro, dei loro nomi, di quello che davvero rappresentano per l’Italia, forse, ho sentito troppo poco, fagocitati dalle polemiche e dalla voglia semplicemente di commentare: probabilmente sono più importanti le “Regole d’ingaggio” dei loro nomi e della bandiera che portavano marchiata a fuoco nel petto. Perché, che che ne dicano i vari contestatori, coloro che vivono il mondo solo e semplicemente per contestare e controbattere, quei militari erano li per onorare la nostra bandiera, la nostra nazione, i nostri principi, pagati profumatamente, forse, ma certamente non per morire come ho sentito in diverse salse in alcune trasmissioni radiofoniche e non solo. E’ difficile non essere vicini in questo momento di lutto nazionale alle famiglie di questi caduti, è difficile perché chi indossa la divisa, che alcuni ritengono solo e semplicemente un lavoro da mercenario, sa perfettamente che non tutti pensano solo alla busta paga di fine mese, più di qualcuno su quelle strade, in mezzo alle bombe, alla fame, alla miseria, ci và per reale convinzione, per adesione vera e sincera di un ideale, per portare un reale contributo di pace in uno scenario che è evidente essere di guerra: una guerra subdola, presente ovunque, non dichiarata in maniera convenzionale e proprio per questo più tragica e micidiale. Difficile poi non sentirsi ancora più vicini a queste giovani vittime, molti dei ragazzi che indossano ora, con orgoglio, la nostra uniforme, anche loro sono stati li a mangiare polvere, a sussultare con il cuore in gola per una macchina più rapida delle altre, per uno strano cespuglio che il giorno prima non c’era o una carcassa di animale morto lungo la strada, facile nascondiglio dove occultare devastanti congegni di morte. Tutti coloro che indossano un uniforme sono legati da un sentimento comune, da un filo conduttore che ci lega tutti alla bandiera e al tricolore; sentiremo ancora risuonare nelle piazze, nei prossimi mesi, i 10 – 100 – 1000 che tanto caratterizzano chi davvero non vuole capire che nonostante tutto questi morti meritano il nostro più importante e umano rispetto a prescindere dalle idee politiche e dalle opportunità internazionalmente necessarie (??)….e non è di politica che voglio parlare! Di quei morti ci dimenticheremo presto, dei loro sogni, delle loro speranze, di come avrebbero voluto spendere quei soldi “sporchi”, magari per un nido d’amore, per una famiglia in difficoltà economiche, per un parente malato…o forse, magari, per una lussuosa vettura che mai più avrebbero potuto permettersi. Mi piacerebbe sentire risuonare di più i loro nomi lungo lo scorrere dei TG, vorrei sentire più parole di sprone, di orgoglio, di unità nazionale al posto di futili polemiche che servono solo a demolire e non a costruire, in guerra ci sono responsabilità, non c’è onore, in guerra c’è distruzione non amore, in guerra c’è sangue e dolore e non c’è tempo per le polemiche. Si dimenticheranno presto di Antonio, Matteo, Davide, Giandomenico, Roberto e Massimiliano, forse ancor prima dei funerali di Stato, molto più importante è la polemica che il loro onore e la loro convinzione verso un mondo un po’ più giusto e un po’ meno malvagio. Un paese il nostro dalla memoria assai corta, un paese che riconosce pochissimo ai suoi figli caduti per gli ideali di pace e libertà; un paese che, purtroppo, invece, esalta terroristi, assassini e galeotti, in un gioco perverso e distruttivo che mai riuscirò davvero a capire. ONORI A: Tenente Antonio Fortunato Primo caporal maggiore Matteo Mureddu, Primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, Sergente maggiore Roberto Valente, Primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, Primo caporal maggiore Massimiliano Randino. e a chi come voi, onorando il giuramento alla patria e ai fratelli Italiani, ha portato la propria opera e il proprio credo sino all’estremo sacrificio. (per la redazione di Cadutipolizia.it Michele Rinelli) Commenta nel forum QUI |